lunedì, 21 gennaio 2008

Dunque, parliamo di letture. Le mie. Che riflettono i miei gusti e non hanno pretese di riflettere altro.


Durante le ormai lontane cosiddette "vacanze di Natale", ho provato vero godimento a leggere almeno tre libri (altri mi hanno recato godimento minore,...)


Il primo è stato "La sovrana lettrice", di Alan Bennett. Delizia pura, misura, eleganza, ironia. Se non l'avete letto, affrettatevi a farlo, il divertimento è assicurato. Un librino sottile che si legge in mezzo pomeriggio, e che parla del potere eversivo della lettura. Fra gli altri libri che la sovrana, appunto, legge, c'è anche "Il mio cane Tulip" (nel libro tradotto come "La mia cagna Tulip") e questo mi ha divertito ancora di più, una sorta di cerchio che si chiude.


Il secondo è stato "Fìdeg", di Paolo Colagrande. L'ho preso in mano per curiosità, l'avevo comprato alla Fiera della piccola editoria a Roma (sì, gli editori si comprano i libri a vicenda...) e non l'ho più mollato. Un turbine linguistico, un'invenzione continua, la provincia italiana folle e colta, i bar e i personaggi che li frequentano, le disavventure di chi scrive e vuole pubblicare. Insomma, anche qui divertimento assicurato (ho prediletto il sorriso in questa tornata di letture, spero che  nessuno trovi da ridire. Chissà se si confà a un editore serio?)


Anche il terzo è un libro all'apparenza leggero, "Il signorino" di Soseki Natsume: parla di un giovane dal carattere scorbutico e difficile che va a insegnare matematica, materia per la quale non nutre nessuna passione, in  provincia, lontano da Tokyo. Insegnanti ipocriti e ignoranti, allievi zucconi e rissosi, un quadro del Giappone fuori della norma. Pare sia il romanzo più letto del Giappone moderno, è stato scritto nel 1906. Appena una ventina di anni dopo "Cuore" di De Amicis. I mondi che descrivono, e la maniera di descriverli, non potrebbero essere più distanti.


Poi un paio di libri su cui prendere delle decisioni urgenti, per lo più in francese. Ma senza trovare cose davvero degne di interesse. E qualche manoscritto. Negli intervalli, cannoli e cassate. Ora naturalmente sono a dieta.


d.


 

postato da: redazionevoland alle ore 18:18 | Permalink | commenti (5)
categoria:recensioni
lunedì, 23 luglio 2007

Amélie




Per chi fosse interessato, e soprattutto per i chi conosce il francese, segnaliamo un articolo uscito il 20 luglio su Le Figaro.


Dedicato alla nuova letteratura d'oltralpe, parla anche della nostra Amélie Nothomb. Attenzione: contiene succulente anticipazioni.


Buon divertimento!

postato da: redazionevoland alle ore 12:32 | Permalink | commenti (4)
categoria:recensioni, autori
venerdì, 25 maggio 2007

Ciao a tutti, abbiamo scelto di linkare due recensioni alle presentazioni dei nostri autori a Torino.


La prima riguarda Mikhail Shishkin ed è a firma Maurizio Cecchetti, uscita sull'Avvenire sabato 12 maggio 2007.


http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=753608


La seconda su Mircea Cartarescu è stata pubblicata sul sito Whipart martedì 15 maggio. Andrea Sottero, nonostante sia rimasto incantato dall'autore e lo definisca più volte straordinario, fa anche delle critiche alla presentazione. Noi conveniamo con lui sul fatto che a tutti sarebbe piaciuto ascoltare la voce di Cartarescu più a lungo, e la sua affascinante visione del mondo. Però, crediamo anche che l'autore sia stato introdotto in maniera suggestiva e opportuna, e ringraziamo per questo i relatori.  Del resto Cartarescu non è ancora noto a tutti in Italia e i lettori che erano presenti ora ne sapranno di più. Speriamo tutti si parli ancora mooolto di lui...


http://lnx.whipart.it/letteratura/3275/Mircea-Cartarescu-fieralibro-torino.html

postato da: redazionevoland alle ore 09:48 | Permalink | commenti
categoria:recensioni, autori
venerdì, 25 maggio 2007

Un walzer con Paweł Huelle


 Non c’è pari all’emozione d’esser condotti da un cavaliere agile ed esperto in una danza così vivace huelle pavele briosa.


Ci si abbandona alla sua mano forte sulla schiena, alla brezza sul viso ed al lieve stordimento che i giri di walzer provocano. Si è presi da un’euforia bambina che ci farebbe continuare a volteggiare ben oltre il termine della musica, incuranti delle regole della buona creanza.


Questo è stato il mio primo approccio con lo scrittore polacco Paweł Huelle e il suo libro Mercedes Benz.


A dire il vero, dietro ai vortici allegri, la voce calda del mio cavaliere ha con leggerezza introdotto note basse, malinconiche e infine drammatiche che il suo brio birichino ha stemperato e paradossalmente fissato nella mia memoria con maggiore potenza a causa proprio di quel contrasto agro-dolce.


In questo piccolo capolavoro Paweł Huelle finge di scrivere una lunga lettera a Bohumil Hrabal in cui racconta al grande scrittore ceco le sue lezioni di guida a bordo di una minuscola Fiat, con la signorina Ciwle, un’istitutrice graziosa ma esigente, nel caotico traffico di Danzica. 


E’ questa l’occasione per rivivere il passato della sua famiglia, della città e dell’intero paese negli ultimi cento anni, attraverso le auto.

La citrò (citroën), poi la gloriosa Mercedes-Benz, sono vivaci protagoniste, insieme ad altre auto in voga nelle varie epoche, dei momenti cruciali nella vita dell’amato nonno Karol prima, e del padre dello scrittore, poi.


Destano in me profonda sorpresa e ammirazione l’equilibrio con cui Huelle si districa fra un dialogo e l’altro, la tensione comica e drammatica che percorre fino in fondo questa finta ma appassionata lettera, ed infine una viva commozione la delicatezza e la lievità con la quale, prima le guerre mondiali e la prigionia nei campi di concentramento e poi il comunismo, si inseriscono fra gli esilaranti e spettacolari episodi della vita dei protagonisti.
postato da: sabrinamanca alle ore 09:32 | Permalink | commenti
categoria:recensioni
domenica, 22 aprile 2007
magdaIl difficile rapporto che fa da filo conduttore a La porta di Magda Szabò è quello della scrittrice ed  Emerenc, sua domestica per un arco di almeno vent'anni.
Queste donne, completamente diverse per estrazione, esperienze di vita e obiettivi si attraggono inesorabilmente per i valori che ciascuna intuisce nell'altra e si combattono a colpi di piccole e grandi crudeltà  per tutto ciò che le allontana.
Emerenc è un personaggio estremamente complesso, come forse solo le persone in carne ed ossa possono essere. E' però anche un personaggio mitologico avendone tutte le caratteristiche: un'età imprecisata, una serie d'esperienze incredibili e diverse, una schiera di temibili segreti, una casa che resta chiusa a qualsiasi ospite per quanto importante e stimato egli sia, un'amore sconfinato e reciproco per gli animali che le obbediscono come ammaliati, un carattere tempestoso e dei principi del tutto originali.
Ma soprattutto, una bontà innata che si irradia in ogni direzione senza "coerenza" e selettività.

Non c'è soltanto questo, c'è molto, molto altro ne La porta.

Di Magda Szabò e dei suoi romanzi si è molto parlato in rete. Troverete delle belle recensioni qui, qui, qui e qui e diversi post nel blog nonsoloproust.

Non mi dilungo oltre, concludo soltanto dicendo che quando ho letto questo libro ho avuto l'intima certezza di trovarmi davanti a un "classico".
postato da: sabrinamanca alle ore 08:04 | Permalink | commenti (7)
categoria:recensioni
venerdì, 20 aprile 2007
In famiglia e con gli amici.
Ci sono libri e libri. In questi giorni di riposo forzato ne ho incontrato due molto diversi fra loro e questo contrasto mi ha regalato un gran piacere.


il quadernoIl primo è "il quaderno delle voci rubate" di Remo Bassini.
Me ne sono innamorata alla prima pagina, ma non di quella passione che acceca, che azzera ogni difetto nel desiderio di elevare l'oggetto amato al di sopra delle umane miserie, piuttosto di quel sentimento "intero" che comprende la tenerezza, il rispetto, la compassione e la sintonia nel sentire.
Mi sono sentita a casa, per intenderci.
La storia è quella di un Luca, che tiene un bar in un paesotto del nord Italia. Un bar che in altri tempi e in forma differente è appartenuto al nonno e che suo padre avrebbe invece detestato.
Attraverso Luca ed i personaggi che popolano questo bar e questo romanzo, come in un'altalena cullata con dolcezza, andiamo avanti e indietro nel tempo a ricostruire un passato denso di emozioni e un presente carico di attese.

Luca è un uomo troppo pudico per essere temerario. Il suo passato appare così punteggiato di rimpianti, di gesti non compiuti, di rinunce sofferte ma inevitabili e il bar diventa per lui il rifugio dove leccare le ferite e riprendere le forze per il momento in cui questo pudore finalmente lo abbandonerà.
Luca è circondato da amici. Uomini e donne feriti, come lui, ma con una fame più grande della sua, d'amore, di vita.
Luca da dietro al bancone ascolta, osserva, e nel "quaderno" appunta i pensieri e le frasi importanti, quelle che non si dimenticano, quelle che insegnano a vivere oppure chissà, a morire.
Ma un giorno Luca smetterà di scrivere. Si risveglierà dal torpore per correre il rischio di amare.


La scelta del secondo libro è stata dettata da un impulso. Una veloce lettura della newsletter di Meridiano Zero. Un'amica che viene a trovarmi. Una chiamata, come un'intuizione: potresti cercarmi questi libri?( per la cronaca "lo scommettitore" di Bassini, Abbacinante di
Mircea Cartarescu, Mammifero Italiano, di Manganelli e quest'ultimo).
actarus
Un impulso, si. Perché la riflessione m'avrebbe fatto desistere. Per fortuna ogni tanto mi lascio andare.

Actarus di Claudio Morici è fra le altre cose, uno spasso, e l
a sua scrittura non si può certo definirla classica. Distruggi il male, vai!
La storia è quella di Actarus, pilota  a puntate dell'Istituto, ultimo baluardo della terra nella difesa dai cattivi di Vega.
Actarus vive di Peroni e di poco altro. Fra un combattimento e l'altro vegeta oppure esce con l'unico amico, Alcor, detto Alcol, che preoccupato per il numero di Peroni che il nostro eroe riesce a buttar giù, gli impartisce l'insegnamento che viene dall'esperienza di un ex-alcolista pluri-omicida.
Actarus non chatta.
Il suo passato da adolescente nel pianeta natale, Fleed, gli ricorda che esiste un altro modo di vivere.

Ho detto che questo libro, fra le altre cose, è uno spasso. Beh, "le altre cose" sono una fotografia impietosa e perfettamente a fuoco della nostra società, della follia in cui siamo immersi e di cui siamo complici, di questo mondo di plastica con finestre fittizie che si affacciano su altrettante bugie.
Nel mondo di Actarus non si deve fare il minimo sforzo per riconoscere il nostro.
Sorge spontaneo il sorriso che si affaccia quando riconosciamo noi stessi in qualcosa di estraneo. Un sorriso che si ghiaccia non appena realizziamo quali sono le ragioni di questo riconoscerci.
postato da: sabrinamanca alle ore 08:59 | Permalink | commenti (15)
categoria:recensioni