mercoledì, 04 febbraio 2009
Ho appena finito di leggere due libri (voi li leggete, più libri insieme? in questo momento ne ho otto aperti, sul comodino): Valentino Bompiani, Via privata, Mondadori 1974 e Marco Cassini, Refusi - Diario di un editore incorregibile, Laterza 2008.
Due editori, due epoche, due modi di interpretare la professione e la scrittura: quasi lirico il primo, che racconta un mondo che oggi si fa fatica anche a immaginare, un'Italia povera e dignitosa, il padre militare, la Roma dei primi del '900, via Belsiana, poi la prima guerra mondiale, l'inizio da Mondadori,  il fascismo, la seconda guerra, il dopoguerra. Un lungo viaggio attraverso i libri scelti e gli autori che man mano si venivano addensando attorno alla casa editrice.
Più scanzonato il secondo, altri gli autori, il centro si sposta sull'America, sui miti della cultura di anni molto più vicini a noi. Li lega e li unisce la stessa passione e la stessa curiosità, la quotidiana vicenda dei libri scelti e di quelli rifiutati.
Una frase tratta da uno dei due libri (indovinate quale)

"...da questo aneddoto si può ricavere una sia pur vaga parabola del lavoro e della vita di un editore. I libri li scrive qualcuno, che non è lui. Li stampa, normalmente, un altro, che non è lui. Li vende un terzo, che non è lui. Di suo, di se stesso, l'editore ci mette l'amore. Questo sentimento accompagna l'editore nella sua giornata, lo guida nella scelta, lo distingue e lo sostiene."
D.
postato da: redazionevoland alle ore 09:48 | Permalink | commenti (7)
categoria:parole parole parole
domenica, 30 novembre 2008
Natale si avvicina, e ormai tutti, giornali, radio televisione, si affannano a consigliarci cosa regalare in tempo di crisi. Forse mi sono distratta, ma non ho sentito molti consigli che riguardassero i libri. L'ultimo elenco di suggerimenti utili l'ho ascoltato oggi alla radio, e comprendeva: un cellulare o altra tecnologia, un buono per un breve soggiorno in un centro benessere, l'iscrizione a una palestra, bottiglie di vino, il classico profumo (che fa sempre piacere). "Libro" sembra essere una parola oscena, per la frequenza con cui viene pronunciata dal servizio pubblico.
Però non tutte le speranze sono perdute. Pare che Obama, chiacchierando con la presidente dell'Argentina Cristina Fernandez de Kirchner, abbia parlato di Cortazar e di Borges (notizia letta sul Manifesto). Avete mai visto qualche esponente del nostro governo con un libro in mano? Ma forse sono maligna io. Forse, tra un nascondino e l'altro, il nostro presidente ha trovato modo di discutere con Angela Merkel di  Günter Grass e di Arno Schmidt. Incrociamo le dita: magari Obama farà tendenza anche in questo campo...
Noi editori da pare nostra ci stiamo attrezzando: mai visti tanti calciatori in giro a far pubblicità ai loro libri. Cassano, Buffon... scrivono tutti. In compenso mai viste le librerie così vuote.
Forza ragazzi, scatenatevi. Regalate libri. Libri che avete amato o che volete poi farvi prestare dallo stesso/a destinatario dell'interessato regalo. Libri di astrologia, di chimica, di narrativa, di politica. Fumetti. Libri di viaggio. Poesie.  
Lo so di dire una banalità ma, a me, le feste mi deprimono. E  se ora qualcuno scrive che a me mi non si dice, mi deprimo ancora di più.
d.
postato da: redazionevoland alle ore 17:29 | Permalink | commenti (2)
categoria:parole parole parole
mercoledì, 23 aprile 2008


Siamo indaffaratissime, in queste ore.
Vi stiamo organizzando un festa coi fiocchi, e nel frattempo, per almeno qualche ora, la redazione continuerà a lavorare  a pieno ritmo.
Ma non potevamo lasciar passare la Giornata  mondale del libro e del diritto d'autore  senza celebrarla in qualche modo.
Vi regaliamo, quindi, una bella frase di Angelo Maria Ripellino, che dice sullo scrivere quello che noi pensiamo anche del leggere...

"... Eppure non posso non scrivere.
Scrivere, prendere appunti, è un'ossessione che ti corrode la vita."

(da Storie del bosco boemo, Einaudi, Torino 1975)
postato da: redazionevoland alle ore 14:22 | Permalink | commenti
categoria:parole parole parole, vita di redazione, fuori tema, iniziative
lunedì, 07 aprile 2008

Qualche giorno fa il quotidiano la Repubblica riportava la notizia della (definitiva) scomparsa del punto e virgola dalla sintassi degli italiani, travolti dai punti, dagli slash e dalle virgole. Girellando sul web, mi accorgo che è un problema che ritorna, tanto che  tal Antonio aveva già lanciato, un paio di anni fa, una campagna di rivalutazione del suddetto punto e virgola. Dal suo sito rubo la poesiola di Rodari:

C’era una volta un punto
e c’era anche una virgola:
erano tanto amici,
si sposarono e furono felici.
Di notte e di giorno
andavano intorno
sempre a braccetto.
“Che coppia modello -
la gente diceva -
che vera meraviglia
la famiglia Punto-e-Virgola”.
Al loro passaggio
in segno di omaggio
persino le maiuscole
diventavano minuscole:
e se qualcuna, poi,
a inchinarsi non è lesta
la matita del maestro
le taglia la testa.

Ma voi, come vi comportate? Nutrite un odio incoercibile (come la maggior parte della nostra redazione) o siete più tolleranti? Insomma, lo rivalutiamo o no, questo punto e virgola? O lo lasciamo a marcire nel limbo degli emoticons?

d.

postato da: redazionevoland alle ore 15:10 | Permalink | commenti (9)
categoria:parole parole parole
lunedì, 22 ottobre 2007

Eccomi qua, come spesso succede il lunedì, dopo l'orgia di informazioni librarie del weekend, alimentata dai vari quotidiani, Alias, Tuttolibri, Repubblica e Corriere, con relativi supplementi: la mazzetta di giornali del sabato che mi (ci) informa sulle novità, editoriali e non.


Oggi sottopongo alla vostra attenzione un prezioso "Prossimamente" di TTL dove Giuseppe Russo, patron Neri Pozza ci informa che il loro marchio è ormai considerato un "brend" dagli agenti ed editori, a Francoforte. Bene, penso.  Anche io  a Francoforte ho avuto la riprova di essere ormai conosciuta e rispettata da colleghi editori stranieri e agenti, più d'uno mi ha detto: "Che bel catalogo, complimenti!". Confortata, vado avanti nella lettura e scopro che la Neri Pozza opta "per la strada della pre-empt: un titolo viene offero, prendere o lasciare, ma a prezzi contenuti. Un esempio," prosegue il sudetto patron con cui mi sentivo in sintonia. "Per Giochi sacri di Chandra noi avevamo offerto a suo tempo 100.000 euro. Subito sorpassati da Mondadori. Nostro ritiro immediato." Mi resta la curiosità si sapere quanto l'ha pagato Mondadori, Chandra. Girano cifre che spero siano irreali. Faccio un rapido conto di quanti titoli ci compro io, con 100.000 euro. Ci comprerei se li avessi, intendo dire. Russo continua: "La disponibilità a spendere troppi soldi, più degli stessi americani, temo sia, al momento, la vera malattia dell'editoria italiana." 


Mi sa che sta parlando di un altro mondo.

postato da: redazionevoland alle ore 09:22 | Permalink | commenti (11)
categoria:parole parole parole
mercoledì, 17 ottobre 2007

Francoforte, 14 ottobre. Sono le 7 di sera, ho appena finito di smontare lo stand e di fare pacchi di libri, dopo 5 giorni di fiera ho addosso una stanchezza infernale... Affamati, io e Alberto ci dirigiamo verso una birreria di un quartiere un po' appartato, per evitare la folla, gli altri editori, e mangiarci un sostanzioso piatto in santa pace. Arriviamo per caso alla birreria Adolf Mozart, ci sediamo e ordiniamo. Poco dopo si siedono al nostro  tavolo tre personaggi. Due uomini e una donna. Sono di una casa editrice moscovita, Slovo. Uno, magro e silenzioso, mani sottili e bianche, capelli biondi tagliati cortissimi, ha lo sguardo inquietante del Voland bulgakoviano. L'altro, grassotto e moro, vivacissimo, curioso, logorroico, non sta un attimo fermo e ci stordisce di parole. E' certo Behemoth, il gatto. La donna di regola non dovrebbe far parte della triade diabolica, ma potrebbe essere un travestimento dell'imprevedibile Azazello.




Quando scoprono che parlo russo e che la mia casa editrice si chiama Voland, non credono alle proprie orecchie. Racconti, brindisi, risate. Alla fine, io e Alberto usciamo un po' storditi. Loro rimangono. Cosa cercano, a Francoforte?




d.

postato da: redazionevoland alle ore 08:42 | Permalink | commenti (6)
categoria:parole parole parole
domenica, 07 ottobre 2007

Riporto senza commenti un brevissimo articolo apparso su Repubblica di ieri, sabato 6 ottobre. Anche Repubblica giudica inutile dedicare troppe energie all'argomento.


"Un paese sempre più ignorante, che ha dimenticato il piacere della lettura. Il 62% degli italiani dichiara di non aver letto un libro dall'inizio dell'anno, mentre aumenta il divario tra ricchi e poveri e calano i lettori tra i ceti bassi. E' una fotografia preoccupante quella scattata dall'ultima ricerca presentata ieri a Roma dall'Istituto Ipsos per conto della Mondadori, che ha osservato le abitudini di lettura e l'acquisto dei libri degli italiani.


La tendenza degli ultimi quattro anni è al ribasso: rispetto al 2003 cala dell'1%, dal 39 al 38, la percentuale di chi ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Ad allarmare è anche la scarsa considerazione che la lettura ha tra le fasce più basse della popolazione. I lettori "deboli", chi legge 1 o 2 libri l'anno, scendono dal 49 al 39 per cento negli ultimi 4 anni, mentre gli acquisti di libri si concentrano  al centro nord (con un totale di acquirenti che supera il 70%).


Ne esce fuori un paese spaccato, che se acquista lettori tra i ceti medi, li perde tra la popolazione con una scolarizzazione più bassa: gli acquirenti che appartengono alle classi più svantaggiate diminuiscono di 4 punti percentuali (dal 14 al 10 % dal 2003 a oggi). La scuola rimane il tallone d'Achille della nostra formazione. Il 20% del campione dichiara infatti di non leggere perché la lettura gli ricorda la scuola, mentre più del 60% considera leggere uno spreco di tempo."


Fin qui Repubblica. La giornalista non si chiede neanche se, ad abbandonare i libri, i "ceti bassi" siano stati spinti dalla crisi economica di questi anni. Tra l'acquisto di un libro e quello di un chilo di carne potrebbero essere tentati di preferire quest'ultimo, se il problema si pone in termini di scelta. Sul come reagire, sarebbe bello discutere. Oltre a tentare di contenere i prezzi come cerco di fare, compatibilmente con il dato che la carta è aumentata, il tipografo anche, i diritti non ne parliamo, le traduzioni ovviamente pure (prima una cartella era pagata (da noi) tra 12 e 20 mila lire, a seconda della lingua e dell'esperienza del traduttore. Ora tra12 e 24 euro (lo so da sola che è comunque poco).


Ma oggi volevo solo chiedere a chi legge: tu perché leggi? cosa ti regala la lettura? In poche parole, concisi, mi raccomando, niente lunghe descrizioni di stati d'animo. Ma ditemi, per consolarci, cosa dà A NOI, a chi legge,  un libro? Chi non legge, a parte che probabilemente non legge neanche questo blog, è comunque pregato di astenersi.


d.

postato da: redazionevoland alle ore 11:58 | Permalink | commenti (33)
categoria:parole parole parole
giovedì, 06 settembre 2007

Uno dei nostri autori più amati, il giovane Francesco Campora, autore dei due romanzi Il dilettante e L'acqua non ha memoria, sarà intervistato a Radio città futura sabato 8 settembre.


La trasmissione di cui sarà ospite, creata e condotta da Vittorio Castelnuovo, si chiama ‘I giradischi’: ospiti letterari e non solo vi raccontano le loro storie e fanno girare i loro vecchi dischi ogni sabato.


Francesco parlerà del suo nuovo libro e si farà conoscere meglio dai suoi lettori.


Non perdetevelo: l'appuntamento è per sabato 8 settembre, Radio città futura, dalle 12.45 alle 14.00.

postato da: redazionevoland alle ore 16:17 | Permalink | commenti
categoria:parole parole parole, autori
sabato, 24 marzo 2007

Non c'è nulla che  ispiri a scrivere un post come un sabato mattina passato in casa, dopo un paio di giorni di febbre assurda, fino a 39.

Si sfogliano i giornali degli ultimi giorni guardati troppo in fretta, sì, ci sarebbe questa polemica sulle librerie e le vendite di libri via internet, inaugurata da Francesco Merlo su "Repubblica" una decina di giorni fa, ripresa alla radio da "Fahrenheit" che ha dato la parola ai librai, e portata avanti ieri, venerdì, da Marcello Ciccaglione delle librerie Arion, che scrive per difendere le librerie indipendenti (sempre su "Repubblica").

Bizzarro, tutto questo scoprire l'acqua calda, e queste affermazioni generiche che puntualmente ritornano: "Si fanno troppi libri" "Ci sono troppe novità in libreria" "Su internet si trovano libri ormai spariti dalle librerie"... Ma se l'immagina, Merlo, una libreria che tenga tutti i titoli, di tutti gli editori, anche degli anni passati? Ma in che mondo vive? Nel nostro, i libri sono vecchi al massimo dopo 15 giorni. I miei magazzini mi stanno rimandando alcuni titoli usciti a fine 2006, vuol dire che sono rimasti  non più di 10 giorni in libreria, se ci sono mai arrivati...

Qualunque buona libreria un libro, se non ce l'ha, te lo ordina. Basta chiederlo, ed esigere che venga fatto, se qualche libraio pigro facesse resistenza.

Qualunque editore ormai, per piccolo che sia, ha il suo sito internet e vende on line. Nel caso Merlo non lo sapesse. E comunque i giornali sono parte integrante di questo perverso sistema, pompano e recensiscono solo libri-evento, magica parola, o libri di autori che fanno notizia: calciatori, comici, attori, o libri di amici giornalisti magari di testate concorrenti, che poi all'occasione ricambiano il favore. O libri di editori che fanno pagine di pubblicità. Libri che sono fatti per durare 15 giorni, al  massimo un mese, e sparire per sempre dalle nostre vite e dalla nostra memoria, per fortuna.

Questa "industra delle patacche" non è organizzata solo dagli editori o dai librai. Alla fin fine è organizzata da noi lettori, che acquistiamo unicamente libri sulla bocca di tutti, per moda, per pigrizia, per poterne parlare magari dicendo non mi è piaciuto affatto. Un brutto vestito, una brutta stoffa, un cattivo vino, un cattivo ristorante li riconosciamo e li evitiamo. Un brutto libro no, una storia banale, un aggettivo troppo usato no...

E poi basta anche con il concetto generico del "si pubblica troppo". CHI pubblica troppo? Lo vogliamo dire? Io, come la maggior parte dei piccoli editori, pubblico 15, al massimo 20 libri l'anno. Circa due al mese. Sono in genere libri di autori di cui ho già pubblicato altri libri, come José Ovejero, Moacyr Scliar, Pierre Magan, Brigitte Aubert, Alexandra David Néel. Se posso, evito di pibblicare un solo dibro di un autore. E credo in quello che diceva un amico: "un editore dovrebbe pubblicare solo i libri che riesce a leggere."

Mi è tornata la febbre.

d

postato da: redazionevoland alle ore 16:06 | Permalink | commenti (8)
categoria:parole parole parole
mercoledì, 21 marzo 2007
Oggi, si dice, è entrata la primavera. Ed è anche la giornata mondiale della poesia. La coincidenza mi solletica, e ho deciso di offrirvi dunque una poetica consolazione ai capricci atmosferici. La poesia si chiama appunto Primavera, ed è di Boris Pasternak. La traduzione è di Angelo Maria Ripellino.

 

Primavera, io vengo dalla via dove il pioppo è stupito,

dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare,

dove l’aria è azzurra come il fagottino della biancheria

di colui che è dimesso dall’ospedale!

 

Dove la sera è vuota come un racconto interrotto,

lasciato da una stella senza continuazione

per rendere perplessi mille occhi tumultuosi,

insondabili e privi di espressione.

postato da: redazionevoland alle ore 16:32 | Permalink | commenti
categoria:parole parole parole