Non c'è nulla che ispiri a scrivere un post come un sabato mattina passato in casa, dopo un paio di giorni di febbre assurda, fino a 39.
Si sfogliano i giornali degli ultimi giorni guardati troppo in fretta, sì, ci sarebbe questa polemica sulle librerie e le vendite di libri via internet, inaugurata da Francesco Merlo su "Repubblica" una decina di giorni fa, ripresa alla radio da "Fahrenheit" che ha dato la parola ai librai, e portata avanti ieri, venerdì, da Marcello Ciccaglione delle librerie Arion, che scrive per difendere le librerie indipendenti (sempre su "Repubblica").
Bizzarro, tutto questo scoprire l'acqua calda, e queste affermazioni generiche che puntualmente ritornano: "Si fanno troppi libri" "Ci sono troppe novità in libreria" "Su internet si trovano libri ormai spariti dalle librerie"... Ma se l'immagina, Merlo, una libreria che tenga tutti i titoli, di tutti gli editori, anche degli anni passati? Ma in che mondo vive? Nel nostro, i libri sono vecchi al massimo dopo 15 giorni. I miei magazzini mi stanno rimandando alcuni titoli usciti a fine 2006, vuol dire che sono rimasti non più di 10 giorni in libreria, se ci sono mai arrivati...
Qualunque buona libreria un libro, se non ce l'ha, te lo ordina. Basta chiederlo, ed esigere che venga fatto, se qualche libraio pigro facesse resistenza.
Qualunque editore ormai, per piccolo che sia, ha il suo sito internet e vende on line. Nel caso Merlo non lo sapesse. E comunque i giornali sono parte integrante di questo perverso sistema, pompano e recensiscono solo libri-evento, magica parola, o libri di autori che fanno notizia: calciatori, comici, attori, o libri di amici giornalisti magari di testate concorrenti, che poi all'occasione ricambiano il favore. O libri di editori che fanno pagine di pubblicità. Libri che sono fatti per durare 15 giorni, al massimo un mese, e sparire per sempre dalle nostre vite e dalla nostra memoria, per fortuna.
Questa "industra delle patacche" non è organizzata solo dagli editori o dai librai. Alla fin fine è organizzata da noi lettori, che acquistiamo unicamente libri sulla bocca di tutti, per moda, per pigrizia, per poterne parlare magari dicendo non mi è piaciuto affatto. Un brutto vestito, una brutta stoffa, un cattivo vino, un cattivo ristorante li riconosciamo e li evitiamo. Un brutto libro no, una storia banale, un aggettivo troppo usato no...
E poi basta anche con il concetto generico del "si pubblica troppo". CHI pubblica troppo? Lo vogliamo dire? Io, come la maggior parte dei piccoli editori, pubblico 15, al massimo 20 libri l'anno. Circa due al mese. Sono in genere libri di autori di cui ho già pubblicato altri libri, come José Ovejero, Moacyr Scliar, Pierre Magan, Brigitte Aubert, Alexandra David Néel. Se posso, evito di pibblicare un solo dibro di un autore. E credo in quello che diceva un amico: "un editore dovrebbe pubblicare solo i libri che riesce a leggere."
Mi è tornata la febbre.
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