domenica, 08 febbraio 2009
Avevo in mente di dedicare un post al ministro Bondi e alle promesse da lui fatte durante gli Stati Generali dell'editoria (1/2 ottobre 2008, confermate a più riprese dal sottosegretario Giro) circa la costituzione al massimo entro gennaio 2009 del Centro del Libro. A sentir Bondi, erano già stati stanziati 3 milioni di euro. Poi qualche giorno fa mi arriva AIE NEWS di gennaio, giornale dell'Associazione Italiana Editori, che parla di "stallo totale" e definisce "preoccupanti" le notizie in proposito: "non solo per il 2009 non è previsto alcuno stanziamento nel bilancio del Ministero per la promozione della lettura, ma addirittura è stato eliminato il capitolo di bilancio relativo."
Ma francamente, cosa sono queste piccolezze, queste bugie di infima portata rispetto a quanto sta accadendo in questi giorni?
Si può continuare a fare finta di nulla, si può continuare a fare libri, a discutere di libri  e di lettura mentre assistiamo impotenti alle ciniche affermazioni fatte sul corpo di una ragazza che da 17 anni è alimentata artificialmente? Affermazioni tipo "Eluana può procreare" o "il padre si vuole solo togliere un fastidio"? Come siamo arrivati a una simile abiezione?
Non voglio discutere del caso Englaro in sé, ognuno ha le sue convinzioni. Io so solo che avrei voluto il signor Englaro (e non Peppino, come lo chiama la maggior parte dei giornalisti: anche da qui deve passare il rispetto nei confronti di una persona) come padre, e lo vorrei come amico. Come so con assoluta certezza che mai vorrei vivere nelle condizioni in cui è oggi Eluana. Mai.
Leggete, se ne avete voglia, l'aricolo di Barbara Spinelli sulla Stampa di oggi, sdegnato eppure equilibrato.
Ma ha ancora un senso ragionare?
d.
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categoria:fuori tema
giovedì, 27 novembre 2008
Qualche sera fa, a cena con amici, per non parlare di politica si parlava di libri, e più esattamente di come mettere in ordine la propria biblioteca.
Sono venute fuori  ipotesi eccentriche, alcune persino inquietanti. Non pensavo che l'argomento si prestasse a tante variazioni sul tema.
Per casa editrice (i più informati e pignoli). Per lingue (i più internazionali). Per argomento (i più creativi). Per autore. Per colore. Per altezza (i più ossessivamente ordinati). I miei e i suoi (le coppie in procinto di separarsi). Senza ordine. Dentro scatoloni, alla rinfusa.
 

E voi, secondo quale criterio avete disposto i vostri libri? E cosa avete vicino al letto in questo momento?
d.
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categoria:fuori tema
giovedì, 20 novembre 2008

È appena uscito, pubblicato da Laterza nella bella collana Contromano, il libro di Marco Cassini dal titolo Refusi. Diario di un editore incorreggibile. Un editore che pubblica le riflessioni “dolciamare” (più dolci che amare, in verità) sul mestiere di editore scritte da un altro editore, un circolo virtuoso che mi ha incuriosito. Così, sabato mattina in uno dei soliti giri in libreria l’ho visto in esposizione sul banco delle novità e ho deciso di prenderlo.

In uno stile agile e affinato al punto giusto, come il logo della sua casa editrice, Marco Cassini racconta la minimum fax, ovvero Marco Cassini racconta sé stesso.

Di seguito un assaggio del libro, sperando di aver stuzzicato a mia volta la vostra curiosità.

 

“Sono un lettore disordinato, lo so. Dipende in buona parte dal mio lavoro, e in parte minore, immagino, dal mio carattere. D’altro canto, questo non vuol dire che io non legga con amore. Riesco ancora ad innamorarmi dei libri, grazie al cielo. E a non rivolgere parola ad anima viva(ed essere anche parecchio sgarbato con chi la rivolge a me) fino a che non sono arrivato all’ultima pagina, o almeno a fine paragrafo. Ma resto un lettore disordinato. […] è la natura del mio lavoro, credo, a farmi essere curioso di più cose contemporaneamente: perché ancora non so cosa voglio trovare e, quasi sempre, ancora non so nemmeno cosa voglio cercare.” 

 

gabriella

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categoria:fuori tema
venerdì, 25 luglio 2008

Eccoci.

Ci siamo. Anche noi volandiane siamo entrate - come dire? - nell'orizzonte degli eventi delle ferie estive. Chi prima, chi dopo, presto l'intera redazione vi abbandonerà per spaparanzarsi su spiagge assolate.

Vi lasciamo con l'ormai solito concorsino estivo, grazie al quale avrete l'opportunità di vincere ben sei dei nostri libri facendo uno sforzo minimo, come si addice all'ozioso periodo vacanziero!

Anche quest'anno ci saranno due diverse opportunità per ognuno di voi. Potete infatti concorrere inviandoci:

fotografie fatte da voi di gente intenta a leggere (possono essere scatti rubati, concordati, singoli, di gruppo...)

oppure (ma potete mandare sia le une che le altre)

refusi curiosi, divertenti, buffi (cavati da libri di qualsiasi tipo e pubblicati da qualsiasi editore. Magari, se potete, siate buoni con  i nostri... )

Studieremo attentamente il vostro operato appena torneremo anche noi dalle vacanze, a settembre.

Quelli che, a insindacabile giudizio della redazione (per quanto riguarda i refusi) e del nostro art director Alberto Lecaldano (per le fotografie), avranno inviato il materiale più originale e divertente, vinceranno:

tre libri  Voland scelti da noi tra le novità


e tre libri scelti da voi nel nostro catalogo.

Se potremo, cercheremo comunque di pubblicare tutte le foto e tutte le vostre "citazioni".

 

(Il materiale andrà inviato via mail a redazione@voland.it, specificando nell'oggetto "concorso estivo". In bocca al lupo a tutti voi e buone vacanze!)

b.

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categoria:concorsi, vita di redazione, fuori tema, iniziative
lunedì, 07 luglio 2008

I giornali di sabato e domenica descrivevano una disastrosa situazione economica, con crollo dei consumi in vari settori: prodotti alimentari, cinema, trasporti, vacanze. Se ricordo bene le uniche due voci appena positive erano quelle costituite dai prodotti per la cura della persona e dai telefonini (e tecnologie varie). La cosa più inquietante però secondo me è che la categoria libri e lettura non venisse  nemmeno presa in considerazione. Cinema, teatri, musica in calo. Libri - sconosciuti. Ma se volete informazioni su questa misteriosa branca del mercato, ignota ai più, posso darvene io: è in calo. Chi l'avrebbe mai detto, no? Le libreria sono vuote, nonostante gli sconti stratosferici (- 30 Einaudi, Castelvecchi, BUR e via scontando), gli editori piangono.

L'unico essere umano che acquista libri in questo drammatico frangente è, per fortuna, il mio compagno. Torna a casa con le braccia cariche, e io ne usufuisco. Mai meno di 4/5 per volta, così ho anche  la possibilità di scegliere. Al momento sto leggendo Panchine, un libro di Beppe Sebaste molto colto, molto ben scritto.  Parla di luoghi e di non luoghi, riflette, ricorda, divaga. Sedersi su una panchina come atto gratuito in tutti i sensi,  di chi non vuole consumare nulla, vuole solo riposarsi, osservare e pensare. Magari leggere. E in quanto tale è osteggiato. Celebri le panchine tolte a Treviso, quelle segate a Trieste... Mi ha costretto a notare, questo libro, che nella stazione di Firenze, dove ormai passo parecchio tempo (il nuovo distributore, Giunti, ha sede appunto a Firenze) non c'è un solo posto dove sedersi. Sale d'aspetto chiuse, panche e panchine inesistenti,  la gente stravolta dal caldo vaga trascinandosi appresso valigie  pesanti. Certo, sedersi vuol dire soprattutto riflettere, e questo può essere pericoloso.

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categoria:fuori tema
lunedì, 30 giugno 2008

Spiacente di deludere il simpatico amico del commento 4 a "sparizioni", volevo in ogni caso cominciare la settimana con qualcosa di più allegro e appropriato. Ma ieri, al TG 1, alle 13, 30 e dunque nell'ora di massimo ascolto, ho visto Carlo Rossella che, intervistato da Gianni Riotta, chiacchierava del suo ultimo libro, Vodka, uscito, pensa un po', da Mondadori. A parte la banale e inevitabile botta di invidia, del tipo "come mai dei nostri libri il TG 1 non parla mai?  Sarà mica perché io non sono mai stato direttore/trice della Stampa?" , a parte questo dico, l'idea di farmi spegare da Rossella l'URSS e il rapposto fra alcol e socialismo reale mi ha riempito di curiosità. Devo dire che ho resistito pochi minuti, nonostante la bravura di Riotta.
Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di dire a Rossella che il rapporto dei russi con la vodka nasce alcuni secoli prima dell'URSS? Che in Polonia e in Russia la bevanda era nota e frequentata almeno dal XV secolo? Che il famoso gesto che fanno i russi dandosi una schicchera sotto al mento per indicare la bevuta, o l'ubriachezza o l'andare a bere viene fatto risalire (nella tradizione) a un timbro-lasciapassare fornito da Pietro il Grande a un suo messo, che gli consentiva di bere vodka gratis in qualunque locanda del paese?

Qualche tempo fa, girellando per internet, sono capitata in un gruppo che discuteva di libri da non leggere mai, senza neanche volerne appurare le ragioni, libri per cui si prova istintiva, inspiegabile antipatia. Il mio candidato mi è venuto in mente, appunto, ieri...

Buona lettura

d.

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categoria:fuori tema, d
lunedì, 09 giugno 2008
(Oggi la nostra capa suprema, l'editora Daniela, mi ha chiesto di scrivere un post.
Uhm. Aiuto. Se volete la verità, ve la confesso: non sono proprio entusiasta. Quando apro l'editor di splinder per questo blog collettivo, mi assale sempre l'horror vacui. Lei mi fa: "Non so, scrivi qualcosa sul fatto che adesso ti occupi di diritti, che ne dici?"
Allora io ci ho pensato, e vi propongo un post tra il serio e il faceto - ma più faceto che serio - pubblicato qualche mese fa altrove, post in cui spigavo perché ritengo il mio uno dei lavori più divertenti del mondo. Lo so che è un po' dissacrante, ma speriamo che l'editora non s'arrabbi. O, se non altro, che apprezzi l'entusiasmo: quello, almeno, non manca mai.)

- ... Che poi un po' di cose le ho notate, eh?
Tipo: ci hai mai fatto caso che quelle dei diritti sono sempre giovani, e quasi sempre magre? Sembra sempre che non abbiano tempo di mangiare. Hanno troppo da leggere, troppo da fare, troppi aerei da prendere, troppe persone da incontrare: pare che vivano d'aria e di caratteri stampati.
E poi, quelle dei diritti passano la metà del loro tempo coi nasi infilati nei cataloghi, e a me piace questa cosa dei cataloghi, che da Francoforte e da Londra ho riportato una valigia intera, di cataloghi, e ancora non ho finito di spulciarmeli.
Quelle dei diritti le trattano meglio degli altri, alle fiere. Nelle loro salette c'è sempre la macchinetta Nespresso o quella Lavazza per farsi il caffè gratis, e le pizzette e i panini e le bottiglie di Fanta piene a metà, e le hostess che dicono: Signorina, vuole qualcosa da bere? Si serva!
Quelle dei diritti, ho fatto caso in questi giorni, sono spesso incinte, come a dire a tutti che il loro è un lavoro per donne dinamiche ma anche un po' vecchio stile, mica chiacchiere. Quelle dei diritti vanno in giro coi pancioni tondi in evidenza sotto certi vestitini tra il bohémien e il seventies che mi fanno impazzire, divertenti e un po' retrò  e scelti con gusto e attenzione e originalità, che è quello che serve poi per fare il loro lavoro: gusto e attenzione e originalità.
Quelle dei diritti lavorano fino a gravidanza inoltrata, partono e arrivano e danno appuntamenti e biglietti da visita e ridono e scherzano in tantissime lingue, mai stanche, sempre  leggere leggere come se il bambino che portano nella pancia fosse un personaggio fatto di sogni, come quelli di cui leggono nei libri che vendono o comprano.
Quelle dei diritti vendono e comprano, ma da come parlano dei libri che vendono o comprano non sembra mai che stiano vendendo o comprando, sembra stiano invece chiacchierando con un'amica davanti a una tazza di tè per consigliarle cosa leggersi in vacanza.
Quelle dei diritti non parlano mai dei libri che non hanno letto, almeno dicono: ma è facile, poi, perché il loro lavoro è scegliere libri e poi leggerli e se sono belli parlarne bene, o sentire qualcuno che parla bene dei libri e poi leggerli e se sono belli sceglierli.
Quelle dei diritti vivono in un mondo a parte, in cui tutti si conoscono, e allacciano amicizie via mail con le altre dei diritti delle case editrici di Praga e le agenzie di Dublino e con gli autori di New York e le vecchie signore di Calcutta vedove degli autori di New York.
Quelle dei diritti sorridono sempre e sgomitano poco, perché i libri al mondo sono talmente tanti che ce ne sono sempre abbastanza per tutte.

A me piace, alla fine, essere una di quelle dei diritti.
Perché mi piacciono i vestiti un po' anni '70 e perché non mi piace sgomitare e perché mi piace avere le e-mail della gente di Praga e perché mi piacerebbe avere il pancione, ma credo, soprattutto, che mi piace essere una dei diritti perché almeno avrò sempre il caffè gratis.

b.

(P.S. Barbara però il pancione ancora non cel'ha. Aspettiamo con ansia e un po' di timore. d.)
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categoria:vita di redazione, fuori tema
lunedì, 26 maggio 2008

Molte cose succedono oltre la soglia della casa editrice, fuori dell’oasi in cui cinque ragazze e un’ex ragazza si accaniscono contro i refusi e gli accenti sbagliati. Fuori da qui ma dentro questa città così bella e amata, una delle più tranquille del mondo, nonostante ce la abbiano recentemente dipinta peggio di Los Angeles. Ma era per esigenze di campagna elettorale.

I fatti che avvengono sono insopportabili come l’intolleranza e il razzismo, e riempiono di vergogna. Sto parlando degli assalti a negozi gestiti da extracomunitari al Pigneto o delle aggressioni agli omosessuali. Forse ha ragione il sindaco Alemanno: c’è da aver paura a stare a Roma, da qualche settimana. Da quando qualche bestia fanatica e lugubre pensa di poter godere di impunità.

 

Questi avvenimenti allontanano la mia testa dai libri anche se questi rimangono l’unica cosa a cui ricorrere per arginare la stupidità e l’orrore.

d.

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categoria:fuori tema
venerdì, 16 maggio 2008

... per finire la nostra galleria, vi lasciamo una panoramica dall'alto del nostro stand, e un'immagine di uno dei simboli della fiera.

g.

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categoria:foto, fuori tema, iniziative
domenica, 04 maggio 2008

Qualche sera fa ho visto il film di Giuliano Montaldo I demoni di San Pietroburgo, nel tentativo costante di capire qual è la percezione della Russia in Italia. Insomma, è un mondo che mi interessa e che frequento, e se posso cerco di seguire quanto a questo mondo si riferisce.

Dostoevskij poi è uno scrittore che amo tantissimo, leggenda vuole che io abbia deciso di studiare la lingua russa a 17 anni, dopo aver letto per la prima volta Delitto e castigo. A tanti anni di distanza non so più neanche io se è vero o no che la decisione l'ho presa in quel momento, fatto sta che il russo l'ho studiato e ne ho fatto uno dei cardini della mia esistenza. Ma questo c'entra poco col film. Che mi è sembrato un polpettone confuso e ambizioso, con alcuni ottimi attori (Dostoevskij medesimo, l'ispettore della Terza Sezione).

Ma quella che doveva essere  una riflessione sul tema del terrorismo, sul rapporto tra parole e violenza, mi è sembrata un'occasione perduta. Improbabili gli studenti-terroristi, improbabile la pur bellissima "capa" degli studenti medesimi, improbabilissime le scene della fuga sui tetti di Pietroburgo con una cassetta di bombe tra le braccia. Magnifiche la scene, con un'attenzione maniacale, forse eccessiva,  alla forma e alla composizione del quadro. Attenta la cura della ricostruzione filologica degli ambienti, degli oggetti, dei costumi. Ma nel complesso, da parte mia, un fastidio epidermico, un' impressione di vuoto.

Mi piacerebbe  sapere se qualcuno ha già visto il film, e cosa ne pensa.

d.

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categoria:fuori tema