martedì, 23 dicembre 2008

Prima di chiudere per la più che meritata pausa di Natale e Capodanno, che si prolungherà fino al 6 gennaio compreso, vista la serie di ponti che si susseguono, vi do alcune cifre, magari vi interessano. In ogni caso ne viene fuori un quadro abbastanza chiaro del forsennato lavoro svolto da tutta la redazione nel corso di questi dodici mesi. Abbiamo fatto tradurre, rivisto, fatto stampare 20 novità da tutte le lingue: dal tedesco (4: Büscher, Orths, Kehlmann, Scheuermann), dal portoghese (1: la brasiliana Nelida Piñon); dal francese (4: la belga Nothomb due volte e le francesi Tuil e Hamon); dallo spagnolo (4: i messicani Rivera Garza e Serna, la cubana Bobes e il catalano Vila-Matas), dall’inglese (2: l’inglese Baker e l’americano Dunn); dal bulgaro (2: Gospodinov e Popov); dal russo (2: Nosov e Boč’orišvili, che è giorgiana ma scrive in russo); e 1 italiano (Minucci). Un totale di 3780 pagine stampate per un costo medio di 13,00 euro a libro. Inoltre abbiamo fatto ristampare 12 titoli di Amélie Nothomb, alcuni più di una volta. Abbiamo partecipato a 8 fiere: Francoforte, Londra, Torino, Roma, Pisa, Napoli, Siena e Modena. Che ne dite, può bastare? Noi ce la mettiamo tutta ma in realtà non basta mai, perché la voglia di fare è tanta, perché la voglia di divertirsi è tanta, perché, diciamola tutta, a fare questo lavoro ci si diverte un sacco.

Buone feste a tutti e regalate libri, libri, libri…

d.

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martedì, 21 ottobre 2008

Terzo anno consecutivo di stand a Francoforte. Purtroppo, nel delirio della partenza (ero appena tornata dalla fiera di Pisa, e il lavoro che avrei dovuto portare a termine in redazione era massacrante. L’uso del condizionale non è un caso) ho dimenticato la macchina fotografica, dunque quest’anno niente foto, a meno che non me le spediscano alcuni fra i tanti che ho pregato di farle.

In ogni caso, stessa formazione degli anni precedenti: Les Allusifs (Canada francofono), Minuscùla (Spagna, Barcellona), Nottetempo e Voland (Italia). In rigoroso ordine alfabetico. Tutti e quattro in un magnifico stand d’angolo, situato al confine delle tre aree linguistiche: fra francesi, spagnoli/catalani e italiani.

Quest’anno l’ospite d’onore della fiera era la Turchia. Stupefacente l’organizzazione, la gentilezza, il rigore, l’accuratezza grafica degli stand turchi.

Impressioni generali sulla fiera: atmosfera non troppo serena, si mormora di piccole/medie case editrici in vendita, di diritti non pagati, di difficoltà e non solo per i piccoli. La crisi si sente e fa paura. A tutti. O almeno agli europei, per il resto del mondo le impressioni sono più difficili da decifrare.

50 appuntamenti in 3 giorni (l’anno scorso erano stati una ventina). Un massacro. Alla fine della giornata l’unica cosa che desideravo era non sentire parlare di libri. A letto alle 20,30 senza cena. A cena si sarebbe inevitabilmente continuato a parlare di libri, di case editrici, di acquisti e vendite. Con chiunque. Meglio il silenzio.

Assalto alla sottoscritta da parte di case editrici croate, slovene, russe, polacche. Faticoso resistere. E faticosissimo sarà scegliere. Sì, perché ora viene il bello: da questo momento sono attese in redazione le centinaia di libri chiesti in lettura, in forma cartacea o in PDF.

Sabato e domenica la fiera apre i battenti anche al pubblico, che si mescola agli agenti, agli editori, agli autori e si riversa negli stand per acquistare libri in qualsivoglia lingua. Ma i corridoi in cui davvero non si può circolare sono quelli che ospitano le case editrici tedesche. Lì la folla è davvero impressionante, e affamata di carta.

Con ogni probabilità più o meno gli stessi acquisti si potrebbero fare per mail, comodamente seduti in redazione. Ma l’impatto visivo di milioni di libri, copertine, in migliaia di stand di paesi che forse non prenderai nemmeno mai in considerazione è davvero una sensazione inebriante, che ti dà di nuovo la carica.

d.

 

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categoria:iniziative, d
lunedì, 30 giugno 2008

Spiacente di deludere il simpatico amico del commento 4 a "sparizioni", volevo in ogni caso cominciare la settimana con qualcosa di più allegro e appropriato. Ma ieri, al TG 1, alle 13, 30 e dunque nell'ora di massimo ascolto, ho visto Carlo Rossella che, intervistato da Gianni Riotta, chiacchierava del suo ultimo libro, Vodka, uscito, pensa un po', da Mondadori. A parte la banale e inevitabile botta di invidia, del tipo "come mai dei nostri libri il TG 1 non parla mai?  Sarà mica perché io non sono mai stato direttore/trice della Stampa?" , a parte questo dico, l'idea di farmi spegare da Rossella l'URSS e il rapposto fra alcol e socialismo reale mi ha riempito di curiosità. Devo dire che ho resistito pochi minuti, nonostante la bravura di Riotta.
Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di dire a Rossella che il rapporto dei russi con la vodka nasce alcuni secoli prima dell'URSS? Che in Polonia e in Russia la bevanda era nota e frequentata almeno dal XV secolo? Che il famoso gesto che fanno i russi dandosi una schicchera sotto al mento per indicare la bevuta, o l'ubriachezza o l'andare a bere viene fatto risalire (nella tradizione) a un timbro-lasciapassare fornito da Pietro il Grande a un suo messo, che gli consentiva di bere vodka gratis in qualunque locanda del paese?

Qualche tempo fa, girellando per internet, sono capitata in un gruppo che discuteva di libri da non leggere mai, senza neanche volerne appurare le ragioni, libri per cui si prova istintiva, inspiegabile antipatia. Il mio candidato mi è venuto in mente, appunto, ieri...

Buona lettura

d.

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categoria:fuori tema, d
giovedì, 06 marzo 2008

Accidenti! Mi viene in mente solo ora e siamo già agli sgoccioli...

Un regalino per l'8 marzo alle prime dieci blogger femmine che mi scrivono il loro indirizzo entro domani mattina a mezzogiorno, così facciamo in tempo a spedirlo in giornata.

Potete scegliere fra queste due scrittrici donne appena approdate in libreria, il primo amaro-divertente, il secondo più drammatico e visivo:


QuandoEroDivertenteBassaKarine Tuil, Quando ero divertente

La Francia e l’America hanno ormai un nuovo nemico comune: me. Mentre scrivo queste righe, non possiedo più niente. Mi è stato vietato di soggiornare negli Stati Uniti e di entrare nelle banche di Francia, la mia compagna mi ha lasciato per un militante democratico, il pubblico mi ha dimenticato. Il mio nome – Jérémy Sandre, detto Jerry Sanders – non evoca nulla a nessuno, tranne che al fisco...





NessunoMiVedraPiangereBassa
Cristina Rivera Garza, Nessuno mi vedrà piangere

"Come si diventa fotografi di matti?" Dentro la testa di Joaquín Buitrago un ronzio d’api non lo lascia dormire né riposare in pace. Matilda. Una parola, un battito d’ali. Sveglio, i muscoli tesi e gli occhi aperti, accende un cerino. La luce arancione della fiammella gli illumina le dita macchiate di nicotina e il quadrante dell’orologio da taschino le cui lancette dorate sembrano essersi fermate per sempre a mezzanotte in punto...

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categoria:iniziative, d
domenica, 03 febbraio 2008

Inquietante la pretesa di chi chiede di boicottare il Salone del Libro di Torino 2008, perché quest'anno il paese ospite della Fiera sarà Israele. Davvero difficile capire chi pretende di censurare libri e scrittori. Come si fa e che senso ha identificare autori come David Grossman, che ha perso un figlio in guerra e si è sempre battuto per la pace e per il dialogo, con Olmert e il suo governo? Quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza è terribile, quanto ha subìto negli anni il popolo palestinese ingiustificabile, ma Israele non è solo Olmert, come la Russia non è solo Putin, l'America non è solo Bush, o anche, più modestamente, l'Italia non è  solo Cuffaro. Condivido in pieno le posizioni sostenute con coraggio e l'onestà intellettuale di sempre da Valentino Parlato sul Manifesto. Il boicottaggio è muto. I libri sono sempre necessari, i libri sono un ponte, non un muro. Servono a conoscersi, a capirsi, non a odiarsi.


A Mantova, presentando un suo libro, lo scrittore spagnolo Vila-Matas disse una frase che mi ha colpito, e che cito a memoria: "Non conosco nulla di più inoffensivo di un uomo che ha gli occhi chini su un libro." 


Pubblico un autore israeliano di cui sono orgogliosa, Alon Altaras. Giudicate i suoi libri, non la sua nazionalità. Esattamente come per tutti gli altri: i russi, i romeni, i bulgari, i brasiliani, i francesi, i portoghesi,  i tedeschi...


d.


 

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categoria:d
lunedì, 07 maggio 2007

E' un po' che non mi faccio viva, e anche oggi mi affaccio solo di corsa. E solo per parlarvi di un'autrice secondo me straordinaria, la portoghese Dulce Maria Cardoso. Siamo state insieme per tre giorni a Bologna, con il traduttore Daniele Petruccioli, per un incontro sulla nuova letterature portoghese, e poi oggi anche a Viterbo, sempre nella stessa formazione di autrice, traduttore ed editora, e ho scoperto una persona chiara a forte, il che corrisponde benissimo alla sua scrittura. E' stato molto bello sentirla parlare agli studenti, sentirla raccontare di come ha pensato alla trama del libro e al personaggio principale, la grassa, obesa Violeta, venditrice di cerette a parrucchiere ed estetiste.


Quello di Violeta non è un mestiere ma una missione, lei sa di avere milioni di nemici che la irridono, i peli,  li strappa e quelli ricrescono più forti. Lei conosce tutte le tecniche, tutti i trucchi, tutti i ritrovati ma si sa, ogni donna lo sa, loro sono i più forti...


Il racconto procede a ritroso, parte dal momento in cui Violeta ha avuto un incidente e sta appesa alla cintura di sicurezza della sua macchina, a testa in giù, rimonta al giorno prima, alla sera precedente, ai puoi pensieri, alle sue fragilità, soprattutto al suo rapporto con la madre, bellissima e perfetta, filo di perle, gonna plissé, sempre inappuntabile.


Dulce Maria Cardoso è tradotta in francese, spagnolo, catalano, svedese, e un altro po' di lingue. Sono molto curiosa di sapere cole la accoglierà il pubblico italiano. Stasera la presentiamo a Roma, alla libreria Odradek.


d.

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categoria:vita di redazione, d