[di antonio zoppetti]
“Vorrei poter scrivere un libro che fosse solo un incipit, che mantenesse per tutta la durata la potenzialità dell’inizio, l’attesa ancora senza oggetto” scriveva Calvino in Se una notte d’inverno un viaggiatore.
“Io ho il desiderio, poco modesto, di creare un romanzo solo di inizi. Un romanzo che si avvia di continuo, promette qualcosa, arriva a pagina 17 e ricomincia da capo” scrive Georgi Gospdinov in Romanzo naturale.
Gospodinov è uno scrittore bulgaro nato nel 1968.
Sono due libri molto diversi, questi. Ma nascono forse da esigenze simili. Esigenze che si ritrovano anche in chi scrive sulla rete e che deve fare i conti con la frammentarietà del mezzo che mal si concilia con i modelli letterari del romanzo tradizionale. Meglio confrontarsi con altri modelli. Ma non è facile trovarne. Il Romanzo naturale è uno di questi.
E’ il romanzo degli inizi che “darà solo il primo impulso e sarà così delicato da ritrarsi nell’ombra dell’inizio successivo, lasciando che i personaggi si incontrino secondo il caso.” E così tra le chiacchiere e le storie, tra le dissertazioni sulla merda, la storia dei gabinetti, le citazioni dei naturalisti del ‘700, gli incipit dei classici della letteratura, viene fuori la storia di una separazione. E una trama compare nella testa del lettore. Composta di tanti tasselli e frammenti che godono ognuno di vita propria, ma che tutti assieme compongono una storia più grande di loro. Una trama matrioska che si contiene borgesianamente. Un “romanzo sfaccettato che assomiglia allo sguardo della mosca. (...) Il filo conduttore fra i differenti episodi è una mosca che svolazza.”
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[Georgi Gospdinov, Romanzo naturale, Voland, Roma 2007. 13 Euro.]




