giovedì, 19 febbraio 2009
Ormai è un vero inferno, qui in redazione.  Appena accendiamo i computer ognuno di noi si precipita su facebook, su anobii, guarda se ci sono messaggi in moderazione sul blog, si collega a messanger. Insomma, sarà senz'altro vero che la tecnologia ha semplificato la vita del redattore ma l'ha anche complicata oltremisura.
Io per esempio, non amo facebook mentre sarei costantemente collegata ad anobii, e anche ad Arianna, naturalmente. Non l'avevo citato anche perché è un programma per eletti, un fantastico mezzo che ti permette di sapere quanti libri hai venduto, in quali librerie e in quali giorni.
Fra le ragazze, meno ossessionate dalle vendite, Valentina e Marina sono invece appassionate di facebook. Chissà perché io non riesco a entusiasmarmi, non ne capisco la logica e il tipo di comunicazione mi sembra molto superficiale, ill che denuncia in modo inequivocabile la mia età... 
Mentre scrivo, Lluis-Anton Baulenas risponde alle domande di alcuni giornalisti. Il suo libro, La felicità, ha avuto un ottimo inizio e Arianna mi rassicura: stiamo vendendo, siamo partiti bene.
d.
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categoria:vita di redazione
domenica, 08 febbraio 2009
Avevo in mente di dedicare un post al ministro Bondi e alle promesse da lui fatte durante gli Stati Generali dell'editoria (1/2 ottobre 2008, confermate a più riprese dal sottosegretario Giro) circa la costituzione al massimo entro gennaio 2009 del Centro del Libro. A sentir Bondi, erano già stati stanziati 3 milioni di euro. Poi qualche giorno fa mi arriva AIE NEWS di gennaio, giornale dell'Associazione Italiana Editori, che parla di "stallo totale" e definisce "preoccupanti" le notizie in proposito: "non solo per il 2009 non è previsto alcuno stanziamento nel bilancio del Ministero per la promozione della lettura, ma addirittura è stato eliminato il capitolo di bilancio relativo."
Ma francamente, cosa sono queste piccolezze, queste bugie di infima portata rispetto a quanto sta accadendo in questi giorni?
Si può continuare a fare finta di nulla, si può continuare a fare libri, a discutere di libri  e di lettura mentre assistiamo impotenti alle ciniche affermazioni fatte sul corpo di una ragazza che da 17 anni è alimentata artificialmente? Affermazioni tipo "Eluana può procreare" o "il padre si vuole solo togliere un fastidio"? Come siamo arrivati a una simile abiezione?
Non voglio discutere del caso Englaro in sé, ognuno ha le sue convinzioni. Io so solo che avrei voluto il signor Englaro (e non Peppino, come lo chiama la maggior parte dei giornalisti: anche da qui deve passare il rispetto nei confronti di una persona) come padre, e lo vorrei come amico. Come so con assoluta certezza che mai vorrei vivere nelle condizioni in cui è oggi Eluana. Mai.
Leggete, se ne avete voglia, l'aricolo di Barbara Spinelli sulla Stampa di oggi, sdegnato eppure equilibrato.
Ma ha ancora un senso ragionare?
d.
postato da: redazionevoland alle ore 18:24 | Permalink | commenti (3)
categoria:fuori tema
mercoledì, 04 febbraio 2009
Ho appena finito di leggere due libri (voi li leggete, più libri insieme? in questo momento ne ho otto aperti, sul comodino): Valentino Bompiani, Via privata, Mondadori 1974 e Marco Cassini, Refusi - Diario di un editore incorregibile, Laterza 2008.
Due editori, due epoche, due modi di interpretare la professione e la scrittura: quasi lirico il primo, che racconta un mondo che oggi si fa fatica anche a immaginare, un'Italia povera e dignitosa, il padre militare, la Roma dei primi del '900, via Belsiana, poi la prima guerra mondiale, l'inizio da Mondadori,  il fascismo, la seconda guerra, il dopoguerra. Un lungo viaggio attraverso i libri scelti e gli autori che man mano si venivano addensando attorno alla casa editrice.
Più scanzonato il secondo, altri gli autori, il centro si sposta sull'America, sui miti della cultura di anni molto più vicini a noi. Li lega e li unisce la stessa passione e la stessa curiosità, la quotidiana vicenda dei libri scelti e di quelli rifiutati.
Una frase tratta da uno dei due libri (indovinate quale)

"...da questo aneddoto si può ricavere una sia pur vaga parabola del lavoro e della vita di un editore. I libri li scrive qualcuno, che non è lui. Li stampa, normalmente, un altro, che non è lui. Li vende un terzo, che non è lui. Di suo, di se stesso, l'editore ci mette l'amore. Questo sentimento accompagna l'editore nella sua giornata, lo guida nella scelta, lo distingue e lo sostiene."
D.
postato da: redazionevoland alle ore 09:48 | Permalink | commenti (7)
categoria:parole parole parole