Terzo anno consecutivo di stand a Francoforte. Purtroppo, nel delirio della partenza (ero appena tornata dalla fiera di Pisa, e il lavoro che avrei dovuto portare a termine in redazione era massacrante. L’uso del condizionale non è un caso) ho dimenticato la macchina fotografica, dunque quest’anno niente foto, a meno che non me le spediscano alcuni fra i tanti che ho pregato di farle.
In ogni caso, stessa formazione degli anni precedenti: Les Allusifs (Canada francofono), Minuscùla (Spagna, Barcellona), Nottetempo e Voland (Italia). In rigoroso ordine alfabetico. Tutti e quattro in un magnifico stand d’angolo, situato al confine delle tre aree linguistiche: fra francesi, spagnoli/catalani e italiani.
Quest’anno l’ospite d’onore della fiera era la Turchia. Stupefacente l’organizzazione, la gentilezza, il rigore, l’accuratezza grafica degli stand turchi.
Impressioni generali sulla fiera: atmosfera non troppo serena, si mormora di piccole/medie case editrici in vendita, di diritti non pagati, di difficoltà e non solo per i piccoli. La crisi si sente e fa paura. A tutti. O almeno agli europei, per il resto del mondo le impressioni sono più difficili da decifrare.
50 appuntamenti in 3 giorni (l’anno scorso erano stati una ventina). Un massacro. Alla fine della giornata l’unica cosa che desideravo era non sentire parlare di libri. A letto alle 20,30 senza cena. A cena si sarebbe inevitabilmente continuato a parlare di libri, di case editrici, di acquisti e vendite. Con chiunque. Meglio il silenzio.
Assalto alla sottoscritta da parte di case editrici croate, slovene, russe, polacche. Faticoso resistere. E faticosissimo sarà scegliere. Sì, perché ora viene il bello: da questo momento sono attese in redazione le centinaia di libri chiesti in lettura, in forma cartacea o in PDF.
Sabato e domenica la fiera apre i battenti anche al pubblico, che si mescola agli agenti, agli editori, agli autori e si riversa negli stand per acquistare libri in qualsivoglia lingua. Ma i corridoi in cui davvero non si può circolare sono quelli che ospitano le case editrici tedesche. Lì la folla è davvero impressionante, e affamata di carta.
Con ogni probabilità più o meno gli stessi acquisti si potrebbero fare per mail, comodamente seduti in redazione. Ma l’impatto visivo di milioni di libri, copertine, in migliaia di stand di paesi che forse non prenderai nemmeno mai in considerazione è davvero una sensazione inebriante, che ti dà di nuovo la carica.
d.