Si tratta della “Morte delle librerie indipendenti”, intendendo con questo le librerie condotte, con fatica e pochissimi guadagni (ve l’assicuro), da una razza in estinzione. Ogni giorno, praticamente ne chiude una, mentre aprono e si diffondono a ritmo vertiginoso i Megastore dei libri… Qualche anno fa abbiamo visto con quanta facilità sono scomparsi dai nostri centri i negozi di cd e dischi, ora è la volta delle librerie. Ma il fenomeno è più grave.
I Megastore di libri funzionano come dei supermercati, propongono ai loro acquirenti merce all’ingrosso (1000 volumi di Ken Follett accanto a 1000 volumi di Wilburn Smith). E il resto? E tutta la produzione culturale, la saggistica, i libri di narrativa di autori meno di cassetta? Nulla, il deserto. Ciò che è ancora più grave è la previsione di questa evoluzione, purtroppo già in atto. Ricorrerò ad un esempio: io sono il buyer di una catena di megastore nazionale, l’editore X mi propone la prenotazione di un volume che ha intenzione di pubblicare; il mio assorbimento dovrebbe essere di circa la metà della tiratura, diciamo 100mila copie. Ma a me quel libro non piace, credo che non sia un libro che venderò facilmente e quindi rifiuto la proposta dell’editore X. A questo punto, se un altro megastore risponde lo stesso, l’editore X rimuncerà ovviamente a stampare il suo titolo.
E’ un esempio scritto in fretta, ma che purtroppo fotografa quello che è già cominciato a succedere. Vi rendete conto che in pochi anni (o mesi?) la nostra editoria finirà nel nulla? Che chi vorrà continuare a leggere dovrà rivolgersi al mercato estero? E va bene (con qualche “se”) per la narrativa, ma la saggistica? La storia? La mia email è un cortese richiamo alla vostra sensibilità: le librerie italiane - quelle indipendenti, non legate a gruppi commerciali di potere - stanno morendo! E subito dopo toccherà ai libri, ai libri veri, non a quelli costruiti dai marketing …
Fermatevi un attimo, per favore, e credetemi: stiamo finendo in un buco nero. Cosa fare? Inchieste, interviste, parlarne prima che sia troppo tardi, perché non è necessario ricordare Fahrenheit 451 di Bradbury e il rogo dei libri per immaginare quanto potrà accadere nel nostro futuro. Non voglio tediarvi con le frustrazioni e le mie delusioni, il raccapriccio di vedere cosa è diventato il mercato editoriale negli ultimi anni… Se qualcuno di voi è interessato potrò naturalmente dargli tutti i particolari e le cifre del caso…
Ogni giorno c’è un libraio che molla, che non rialza più la saracinesca, e nessuno - sottolineo nessuno - si chiede cosa significherà questo per il futuro culturale del nostro paese. Ho letto che nei giorni scorsi ha abbandonato la libreria Agorà di Torino, poche settimane fa ha chiuso la libreria creata dal Sig. Pecoriello a Roma, in via Marconi. Chi è Luciano Pecoriello? Colui che sempre a Roma aveva creato Tuttolibri di Via Appia e Mel di via Nazionale. Una persona sicuramente capace e a conoscenza del settore, eppure è stato raso a zero da una di queste famose catene librarie. E questo solo per fare due esempi tra i più recenti.
Nella mia piccola libreria di quartiere ho sempre cercato di ospitare, accanto agli editori “forti”, anche piccoli editori, e i miei clienti hanno sempre apprezzato questa scelta, questa offerta multiculturale. Ma la strada - senza nessun aiuto - diventa sempre più disagevole. Un esempio ancora? Se io acquisto il nuovo libro di Ken Follett, ne comprerò 50 forse addirittura 100 copie, e lo sconto che il distributore mi propone è quello classico, ovvero il minimo 30 %. Se il Megastore “Pippo” acquista lo stesso volume, diffondendolo in tutti i suoi centri commerciali, ne prenderà 5000 o 10000 copie e naturalmente lo sconto potrà arrivare al 50%.
Di conseguenza: il Megastore potrà offrirlo ai propri clienti con uno sconto del 15 o del 20 per cento, senza perdere un euro del proprio guadagno, anzi… Non entro nei particolari di cosa questo significhi, ma sono dispostissima a spiegarlo a chi desidera un approfondimento. Vorrei concludere questa mia email, stringendovi tutti in un abbraccio, perché credo che mai come oggi solo il giornalismo italiano possa salvare il destino della carta stampata, mai come oggi concetti quali la libertà di opinione e di informazione siano messi a rischio e non da un’idea politica/dittatoriale, ma purtroppo da una idea commerciale. E’ il business che sta uccidendo ora, dopo tante malefatte, anche la nostra libertà di leggere e di apprendere. Ringraziandovi, resto a vostra disposizione
Flaminia






