lunedì, 28 luglio 2008

Siete sul punto di prendere un aereo per volare in Cina a vedere le Olimpiadi? Oppure aspettate con ansia l'inizio dei giochi ma siete costretti a seguirli dal divano di casa vostra? O ancora non vi interessano affatto ma siete innamorati della cultura cinese? A qualunque categoria apparteniate vi proponiamo un libro: Le lettere cinesi di Ying Chen.
Yuan, insofferente a ogni limitazione, è emigrato in Canada mentre la fidanzata Sassa, legata alle tradizioni del proprio paese, esita a partire. Da Li, amica di entrambi e forse da sempre innamorata di Yuan, decide di raggingerlo nella città canadese. I tre si scambiano lettere pervase da un'inquietudine profonda che parlano di sradicamento e di culture differenti, ma soprattutto della difficoltosa e tormentata ricerca di un'identità.
Ecco un piccolo assaggio per voi, l'incipit del libro.
Buona lettura e ancora buone vacanze da Voland!

1

Eccomi all’aeroporto di Vancouver. Adesso, per continuare il viaggio, devo prendere un aereo delle linee canadesi. Sassa, mentre aspetto voglio dirti ancora una volta quanto ho sofferto nel lasciarti. Mentre salivo sull’aereo tu sorridevi. Cattiva; come puoi fare una cosa del genere? In un momento simile non potevi provare almeno a piangere un po’? Certo, vederti triste non sarebbe servito a consolarmi. Però quel sorriso muto, intelligente e beffardo, mi ha turbato. Ce l’ho ancora impresso nella mente e farà nascere dolori che accompagneranno il nuovo percorso della mia vita. Era questo che volevi, eh?

Inutile spiegarti. Puoi comprendere tutto, sopportare tutto, ma non questo. Così trovi normale che io lasci una terra che per circa venti anni mi ha dato da mangiare in povertà, per un altro pezzo di mondo sconosciuto. Hai anche detto di apprezzare questa specie di mio istinto vagabondo. Però non vuoi credere che riesco ad amare di più il mio paese proprio ora che lo lascio. Forse la troverai un po’ troppo forte, la parola “amare”. Però ti dirò che proprio adesso, più che in altri momenti della mia vita, sento in me un vero bisogno di riconoscere il senso di appartenenza al mio paese. È importante avere un paese, quando si viaggia. Un giorno lo capirai: quando presenti il passaporto a una signora con le labbra serrate, quando ti trovi in mezzo a gente di cui ignori persino la lingua e soprattutto quando ti chiedono in continuazione da dove vieni. Per poter vivere in un mondo civilizzato bisogna avere un’identità, tutto qui.

Yuan

da Montréal

 

2

Quando l’aereo, ieri sera tardi, è arrivato sopra Montréal, ho avuto un attimo di smarrimento. Per via delle luci. Le splendide luci del Nord America. Da noi non ce ne sono così. Credevo di essere precipitato in un mondo irreale. Sassa, avevo gli occhi annebbiati e non riuscivo a respirare; è stato come quella sera d’estate a Shanghai, davanti all’ingresso del collegio, quando mi hai guardato e sorriso per la prima volta.

Montréal era coperta da una spessa coltre di neve, come sempre a gennaio. Tuttavia avvertivo un calore che saliva fino ad avvolgere dolcemente tutto l’aereo.

Nella sala d’attesa mi ci sono voluti alcuni minuti per capire come funzionavano i telefoni. Un signore passava frettoloso davanti a me. Gli ho chiesto se aveva da cambiare. Col sorriso sulle labbra si è fermato, ha tirato fuori dalla tasca una manciata di monete e me le ha messe in mano dicendomi: “Buona fortuna.”

Ho mormorato un “grazie” guardandolo scomparire. Non si dice “buona fortuna” al primo che capita. Sicuramente avrà visto in me qualcosa che l’ha indotto a dire quella frase. Forse la pettinatura o il modello del cappotto, oppure l’aria timida e indecisa, o magari il modo di parlare? Dunque in questa città straniera appena arrivato qualcuno mi ha augurato buona fortuna .

Il pensiero di te occupa completamente la mia mente e vivo nella speranza di rivederti prestissimo.

Yuan

da Montréal

 

3

Finalmente è arrivata la tua lettera! Adesso mi è venuta voglia di prestare la mia gonna migliore a mia sorella, di sbrigare le faccende di casa per la mamma e di dedicare un paio d’ore a ripassare le lezioni di francese per far contento papà. Tutto questo per festeggiare il tuo arrivo laggiù! A forza di augurarti buon viaggio ho quasi dimenticato il dolore per la tua partenza. Finalmente mi sento alleggerita da ogni paura.

E adesso cosa posso dirti? “Buona fortuna,” forse? Ma ancora non riesco a capire quale fortuna insegui. Secondo me la tua fortuna è qui, nel tuo paese. Hai genitori che ti hanno viziato, una fidanzata che per te si getterebbe nel fiume Huang-Pu, un lavoro sicuro, un appartamentino con un affitto bassissimo. Certo qui avevi dei problemi, come me e come la maggior parte delle persone. Non sopportavi il gusto inquietante dell’acqua del rubinetto, il tanfo soffocante degli autobus sempre pieni, i vicini che ti conoscevano meglio di quanto ti conoscessi tu, la padrona al lavoro che ti dava dei buffetti sulla testa come si fa con i bambini, eccetera eccetera.

Ma esiste forse una fortuna senza seccature o viceversa? A scuola abbiamo imparato un proverbio francese: “dopo la pioggia, il sole”. C’è un detto simile da quelle parti? Anche là sono ottimisti? Io continuerei la frase così: “e dopo il sole, la pioggia (o la neve)”.

Ma questo va bene per il proverbio. A te preferisco augurare un bel tempo perenne. Sole mio, ti abbraccio.

Sassa

da Shanghai

 

4

Stai attenta, mia bella luna, che ad abbracciare il sole rischi di bruciarti. Lui però ha talmente bisogno di te. Sei la sua sola fonte di energia. Se sorge ogni giorno è perché spera di rivederti. Perché dobbiamo aspettare il chiarore del crepuscolo per incontrarci di nuovo? Perché non prima?

Ho bisogno di te. Sai bene quanto si sentono soli i neonati.

Yuan

da Montréal

 

5

Lo sai come convincere la mamma che qui sto benissimo? Non devo più fare la doccia in un bagno pubblico. Al mattino, a casa, quando salto dentro la vasca e mi immergo nell’acqua calda, mi sento più che mai al sicuro. Non devo più spogliarmi davanti a persone conosciute o sconosciute, e sentirmi così privato della parte più intima di me. Adesso ho un buon odore. Pulito. Sono contento di me. Comincio già ad amare un po’questa vita.

E se non basta a consolarti, pensa anche che qui la luna è più bella che da noi. Più grande e luminosa. Sì, è proprio in forma magnifica. La mamma capirà di certo quanto sia importante per me avere sopra la testa una luna in ottima salute: un tempo ero preoccupato per il pallore e la fragilità della nostra luna. Spesso, oscurata dalle nuvole, sembrava sul punto di trasformarsi in acqua, cadere dal cielo e venire a morire ai nostri piedi. A volte, quando ero malato, mi chiedevo se non fosse un po’ proprio a causa della luna. Certo, mi sbagliavo. Davvero però non volevo morire con lei. Sento crescere il rimorso per essermi rifiutato di morire con la nostra luna.

Durante il giorno frequento due corsi di informatica e la sera uno di francese. In classe non riesco nemmeno a rispondere al professore, perché spesso non capisco le domande. Da quando sono qui sembra diminuita la mia prontezza di riflessi. Per paura dei miei “scusi?” il professore non osa più farmi domande.

Devo ancora imparare molte cose. In me è rinata quella curiosità che sembrava scomparsa a poco a poco insieme alla giovinezza. Ho l’impressione di essere ringiovanito. Vivo come un neonato. Esiste qualcosa di più interessante della rinascita, per noi mortali? Per questo consiglierei a tutti di emigrare. A te per prima, sicuramente.

Yuan

da Montréal

 

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categoria:pagine
venerdì, 25 luglio 2008

Eccoci.

Ci siamo. Anche noi volandiane siamo entrate - come dire? - nell'orizzonte degli eventi delle ferie estive. Chi prima, chi dopo, presto l'intera redazione vi abbandonerà per spaparanzarsi su spiagge assolate.

Vi lasciamo con l'ormai solito concorsino estivo, grazie al quale avrete l'opportunità di vincere ben sei dei nostri libri facendo uno sforzo minimo, come si addice all'ozioso periodo vacanziero!

Anche quest'anno ci saranno due diverse opportunità per ognuno di voi. Potete infatti concorrere inviandoci:

fotografie fatte da voi di gente intenta a leggere (possono essere scatti rubati, concordati, singoli, di gruppo...)

oppure (ma potete mandare sia le une che le altre)

refusi curiosi, divertenti, buffi (cavati da libri di qualsiasi tipo e pubblicati da qualsiasi editore. Magari, se potete, siate buoni con  i nostri... )

Studieremo attentamente il vostro operato appena torneremo anche noi dalle vacanze, a settembre.

Quelli che, a insindacabile giudizio della redazione (per quanto riguarda i refusi) e del nostro art director Alberto Lecaldano (per le fotografie), avranno inviato il materiale più originale e divertente, vinceranno:

tre libri  Voland scelti da noi tra le novità


e tre libri scelti da voi nel nostro catalogo.

Se potremo, cercheremo comunque di pubblicare tutte le foto e tutte le vostre "citazioni".

 

(Il materiale andrà inviato via mail a redazione@voland.it, specificando nell'oggetto "concorso estivo". In bocca al lupo a tutti voi e buone vacanze!)

b.

postato da: redazionevoland alle ore 17:28 | Permalink | commenti (9)
categoria:concorsi, vita di redazione, fuori tema, iniziative
mercoledì, 16 luglio 2008

Ecco quello che i nostri fertili cervelli resi poltiglia dalla calura estiva sono riusciti a produrre: se andate sul catalogo del sito www.voland.it  troverete tutti i libri scontati del 20%. Potete ordinarli e pagarli come volete: carta di credito, bollettino postale inserito nel pacco che riceverete, contrassegno. Delle spese postali ci incarichiamo noi (solo il contrassegno lo dovete per forza pagare anche voi, al ricevimento del pacco).

Chi poi vuole fare davvero il pieno ha la possibilità di ordinare 5 o più titoli Voland, a 10 euro a libro. La metà della cifra totale la paga subito,  l'altra  metà a settembre. In questo caso, l'ordine si fa solo per email (redazione@voland.it) e la spedizione solo per posta ordinaria, con bollettino postale precompilato accluso nel pacco. Le straordinarie offerte  (come direbbe Vanna Marchi) sono valide fino al 25 agosto, tenendo presente che gli ordini che arriveranno dal 6 al 25 agosto verranno evasi dal 26 agosto in poi, causa chiusura legittima e meritata della redazione. Non avete più scuse.

d. (le stesse notizie le troverete anche sul sito, forse in forma meno confusa in quanto scritte da K.)

postato da: redazionevoland alle ore 18:07 | Permalink | commenti (5)
categoria:iniziative
lunedì, 14 luglio 2008

Allora, come promesso e cercando di venire incontro ai desideri di molti, stiamo inserendo gli incipit degli ultimi libri nel nostro sito (www.voland.it, per chi non lo sapesse). Non mi chiedete i motivi tecnici, ma le ragazze hanno deciso che era più facile mettere delle pagine sul sito, invece che sul blog. Se il libro è nella colonna delle novità, cliccate sul libro che vi rimanda al catalogo, e lì trovate le pagine in questione. Altrimenti andate direttamente al catalogo. Non 50, ma tra le 15 e le 20 pagine. Spero che bastino a darvi un'idea del libro.

Stiamo anche studiando promozioni "estive", per darvi modo di partire con il pieno di libri.

d.

postato da: redazionevoland alle ore 15:53 | Permalink | commenti (5)
categoria:
lunedì, 07 luglio 2008

I giornali di sabato e domenica descrivevano una disastrosa situazione economica, con crollo dei consumi in vari settori: prodotti alimentari, cinema, trasporti, vacanze. Se ricordo bene le uniche due voci appena positive erano quelle costituite dai prodotti per la cura della persona e dai telefonini (e tecnologie varie). La cosa più inquietante però secondo me è che la categoria libri e lettura non venisse  nemmeno presa in considerazione. Cinema, teatri, musica in calo. Libri - sconosciuti. Ma se volete informazioni su questa misteriosa branca del mercato, ignota ai più, posso darvene io: è in calo. Chi l'avrebbe mai detto, no? Le libreria sono vuote, nonostante gli sconti stratosferici (- 30 Einaudi, Castelvecchi, BUR e via scontando), gli editori piangono.

L'unico essere umano che acquista libri in questo drammatico frangente è, per fortuna, il mio compagno. Torna a casa con le braccia cariche, e io ne usufuisco. Mai meno di 4/5 per volta, così ho anche  la possibilità di scegliere. Al momento sto leggendo Panchine, un libro di Beppe Sebaste molto colto, molto ben scritto.  Parla di luoghi e di non luoghi, riflette, ricorda, divaga. Sedersi su una panchina come atto gratuito in tutti i sensi,  di chi non vuole consumare nulla, vuole solo riposarsi, osservare e pensare. Magari leggere. E in quanto tale è osteggiato. Celebri le panchine tolte a Treviso, quelle segate a Trieste... Mi ha costretto a notare, questo libro, che nella stazione di Firenze, dove ormai passo parecchio tempo (il nuovo distributore, Giunti, ha sede appunto a Firenze) non c'è un solo posto dove sedersi. Sale d'aspetto chiuse, panche e panchine inesistenti,  la gente stravolta dal caldo vaga trascinandosi appresso valigie  pesanti. Certo, sedersi vuol dire soprattutto riflettere, e questo può essere pericoloso.

postato da: redazionevoland alle ore 13:06 | Permalink | commenti (34)
categoria:fuori tema