Siete sul punto di prendere un aereo per volare in Cina a vedere le Olimpiadi? Oppure aspettate con ansia l'inizio dei giochi ma siete costretti a seguirli dal divano di casa vostra? O ancora non vi interessano affatto ma siete innamorati della cultura cinese? A qualunque categoria apparteniate vi proponiamo un libro: Le lettere cinesi di Ying Chen.
Yuan, insofferente a ogni limitazione, è emigrato in Canada mentre la fidanzata Sassa, legata alle tradizioni del proprio paese, esita a partire. Da Li, amica di entrambi e forse da sempre innamorata di Yuan, decide di raggingerlo nella città canadese. I tre si scambiano lettere pervase da un'inquietudine profonda che parlano di sradicamento e di culture differenti, ma soprattutto della difficoltosa e tormentata ricerca di un'identità.
Ecco un piccolo assaggio per voi, l'incipit del libro.
Buona lettura e ancora buone vacanze da Voland!
1
Eccomi all’aeroporto di Vancouver. Adesso, per continuare il viaggio, devo prendere un aereo delle linee canadesi. Sassa, mentre aspetto voglio dirti ancora una volta quanto ho sofferto nel lasciarti. Mentre salivo sull’aereo tu sorridevi. Cattiva; come puoi fare una cosa del genere? In un momento simile non potevi provare almeno a piangere un po’? Certo, vederti triste non sarebbe servito a consolarmi. Però quel sorriso muto, intelligente e beffardo, mi ha turbato. Ce l’ho ancora impresso nella mente e farà nascere dolori che accompagneranno il nuovo percorso della mia vita. Era questo che volevi, eh?
Inutile spiegarti. Puoi comprendere tutto, sopportare tutto, ma non questo. Così trovi normale che io lasci una terra che per circa venti anni mi ha dato da mangiare in povertà, per un altro pezzo di mondo sconosciuto. Hai anche detto di apprezzare questa specie di mio istinto vagabondo. Però non vuoi credere che riesco ad amare di più il mio paese proprio ora che lo lascio. Forse la troverai un po’ troppo forte, la parola “amare”. Però ti dirò che proprio adesso, più che in altri momenti della mia vita, sento in me un vero bisogno di riconoscere il senso di appartenenza al mio paese. È importante avere un paese, quando si viaggia. Un giorno lo capirai: quando presenti il passaporto a una signora con le labbra serrate, quando ti trovi in mezzo a gente di cui ignori persino la lingua e soprattutto quando ti chiedono in continuazione da dove vieni. Per poter vivere in un mondo civilizzato bisogna avere un’identità, tutto qui.
Yuan
da Montréal
2
Quando l’aereo, ieri sera tardi, è arrivato sopra Montréal, ho avuto un attimo di smarrimento. Per via delle luci. Le splendide luci del Nord America. Da noi non ce ne sono così. Credevo di essere precipitato in un mondo irreale. Sassa, avevo gli occhi annebbiati e non riuscivo a respirare; è stato come quella sera d’estate a Shanghai, davanti all’ingresso del collegio, quando mi hai guardato e sorriso per la prima volta.
Montréal era coperta da una spessa coltre di neve, come sempre a gennaio. Tuttavia avvertivo un calore che saliva fino ad avvolgere dolcemente tutto l’aereo.
Nella sala d’attesa mi ci sono voluti alcuni minuti per capire come funzionavano i telefoni. Un signore passava frettoloso davanti a me. Gli ho chiesto se aveva da cambiare. Col sorriso sulle labbra si è fermato, ha tirato fuori dalla tasca una manciata di monete e me le ha messe in mano dicendomi: “Buona fortuna.”
Ho mormorato un “grazie” guardandolo scomparire. Non si dice “buona fortuna” al primo che capita. Sicuramente avrà visto in me qualcosa che l’ha indotto a dire quella frase. Forse la pettinatura o il modello del cappotto, oppure l’aria timida e indecisa, o magari il modo di parlare? Dunque in questa città straniera appena arrivato qualcuno mi ha augurato buona fortuna .
Il pensiero di te occupa completamente la mia mente e vivo nella speranza di rivederti prestissimo.
Yuan
da Montréal
3
Finalmente è arrivata la tua lettera! Adesso mi è venuta voglia di prestare la mia gonna migliore a mia sorella, di sbrigare le faccende di casa per la mamma e di dedicare un paio d’ore a ripassare le lezioni di francese per far contento papà. Tutto questo per festeggiare il tuo arrivo laggiù! A forza di augurarti buon viaggio ho quasi dimenticato il dolore per la tua partenza. Finalmente mi sento alleggerita da ogni paura.
E adesso cosa posso dirti? “Buona fortuna,” forse? Ma ancora non riesco a capire quale fortuna insegui. Secondo me la tua fortuna è qui, nel tuo paese. Hai genitori che ti hanno viziato, una fidanzata che per te si getterebbe nel fiume Huang-Pu, un lavoro sicuro, un appartamentino con un affitto bassissimo. Certo qui avevi dei problemi, come me e come la maggior parte delle persone. Non sopportavi il gusto inquietante dell’acqua del rubinetto, il tanfo soffocante degli autobus sempre pieni, i vicini che ti conoscevano meglio di quanto ti conoscessi tu, la padrona al lavoro che ti dava dei buffetti sulla testa come si fa con i bambini, eccetera eccetera.
Ma esiste forse una fortuna senza seccature o viceversa? A scuola abbiamo imparato un proverbio francese: “dopo la pioggia, il sole”. C’è un detto simile da quelle parti? Anche là sono ottimisti? Io continuerei la frase così: “e dopo il sole, la pioggia (o la neve)”.
Ma questo va bene per il proverbio. A te preferisco augurare un bel tempo perenne. Sole mio, ti abbraccio.
Sassa
da Shanghai
4
Stai attenta, mia bella luna, che ad abbracciare il sole rischi di bruciarti. Lui però ha talmente bisogno di te. Sei la sua sola fonte di energia. Se sorge ogni giorno è perché spera di rivederti. Perché dobbiamo aspettare il chiarore del crepuscolo per incontrarci di nuovo? Perché non prima?
Ho bisogno di te. Sai bene quanto si sentono soli i neonati.
Yuan
da Montréal
5
Lo sai come convincere la mamma che qui sto benissimo? Non devo più fare la doccia in un bagno pubblico. Al mattino, a casa, quando salto dentro la vasca e mi immergo nell’acqua calda, mi sento più che mai al sicuro. Non devo più spogliarmi davanti a persone conosciute o sconosciute, e sentirmi così privato della parte più intima di me. Adesso ho un buon odore. Pulito. Sono contento di me. Comincio già ad amare un po’questa vita.
E se non basta a consolarti, pensa anche che qui la luna è più bella che da noi. Più grande e luminosa. Sì, è proprio in forma magnifica. La mamma capirà di certo quanto sia importante per me avere sopra la testa una luna in ottima salute: un tempo ero preoccupato per il pallore e la fragilità della nostra luna. Spesso, oscurata dalle nuvole, sembrava sul punto di trasformarsi in acqua, cadere dal cielo e venire a morire ai nostri piedi. A volte, quando ero malato, mi chiedevo se non fosse un po’ proprio a causa della luna. Certo, mi sbagliavo. Davvero però non volevo morire con lei. Sento crescere il rimorso per essermi rifiutato di morire con la nostra luna.
Durante il giorno frequento due corsi di informatica e la sera uno di francese. In classe non riesco nemmeno a rispondere al professore, perché spesso non capisco le domande. Da quando sono qui sembra diminuita la mia prontezza di riflessi. Per paura dei miei “scusi?” il professore non osa più farmi domande.
Devo ancora imparare molte cose. In me è rinata quella curiosità che sembrava scomparsa a poco a poco insieme alla giovinezza. Ho l’impressione di essere ringiovanito. Vivo come un neonato. Esiste qualcosa di più interessante della rinascita, per noi mortali? Per questo consiglierei a tutti di emigrare. A te per prima, sicuramente.
Yuan
da Montréal




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