lunedì, 30 giugno 2008

Spiacente di deludere il simpatico amico del commento 4 a "sparizioni", volevo in ogni caso cominciare la settimana con qualcosa di più allegro e appropriato. Ma ieri, al TG 1, alle 13, 30 e dunque nell'ora di massimo ascolto, ho visto Carlo Rossella che, intervistato da Gianni Riotta, chiacchierava del suo ultimo libro, Vodka, uscito, pensa un po', da Mondadori. A parte la banale e inevitabile botta di invidia, del tipo "come mai dei nostri libri il TG 1 non parla mai?  Sarà mica perché io non sono mai stato direttore/trice della Stampa?" , a parte questo dico, l'idea di farmi spegare da Rossella l'URSS e il rapposto fra alcol e socialismo reale mi ha riempito di curiosità. Devo dire che ho resistito pochi minuti, nonostante la bravura di Riotta.
Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di dire a Rossella che il rapporto dei russi con la vodka nasce alcuni secoli prima dell'URSS? Che in Polonia e in Russia la bevanda era nota e frequentata almeno dal XV secolo? Che il famoso gesto che fanno i russi dandosi una schicchera sotto al mento per indicare la bevuta, o l'ubriachezza o l'andare a bere viene fatto risalire (nella tradizione) a un timbro-lasciapassare fornito da Pietro il Grande a un suo messo, che gli consentiva di bere vodka gratis in qualunque locanda del paese?

Qualche tempo fa, girellando per internet, sono capitata in un gruppo che discuteva di libri da non leggere mai, senza neanche volerne appurare le ragioni, libri per cui si prova istintiva, inspiegabile antipatia. Il mio candidato mi è venuto in mente, appunto, ieri...

Buona lettura

d.

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categoria:fuori tema, d
martedì, 17 giugno 2008

sono sparita da un po'. Se per caso qualcuno ha notato la mia assenza, cosa di cui francamente dubito, non me ne voglia.  Sappia che nel frattempo:

Ho fatto ridipingere la sede della redazione, necessitava di una rimbiancata.

Ho fatto disegnare delle nuove scrivanie (per fortuna esistono gli amici architetti!) per sostituire i tavoli presi da IKEA, ormai tutti incurvati per il peso dei libri e dei computer.

Ho cambiato gestore telefonico, con il risultato (al momento) che siamo senza fax e senza telefono.

Last but not least, sto rivedendo la traduzione dal bulgaro di un libro che, spero, delizierà la vostra estate. Di questo vi parlerò in seguito, sappiate però che leggendo la traduzione rido da sola come una sciocca.

A presto, spero

d. 

 

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categoria:
mercoledì, 11 giugno 2008

Sta per uscire Lettere. Fiaba epistolare in lipogrammi progressivi dell’autore americano Mark Dunn. Un vero esempio di funambolismo linguistico. Il traduttore Daniele Petruccioli racconta la sua ardua e affascinante impresa.

Letteralmente a pezzi

 

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categoria:vita di redazione
lunedì, 09 giugno 2008
(Oggi la nostra capa suprema, l'editora Daniela, mi ha chiesto di scrivere un post.
Uhm. Aiuto. Se volete la verità, ve la confesso: non sono proprio entusiasta. Quando apro l'editor di splinder per questo blog collettivo, mi assale sempre l'horror vacui. Lei mi fa: "Non so, scrivi qualcosa sul fatto che adesso ti occupi di diritti, che ne dici?"
Allora io ci ho pensato, e vi propongo un post tra il serio e il faceto - ma più faceto che serio - pubblicato qualche mese fa altrove, post in cui spigavo perché ritengo il mio uno dei lavori più divertenti del mondo. Lo so che è un po' dissacrante, ma speriamo che l'editora non s'arrabbi. O, se non altro, che apprezzi l'entusiasmo: quello, almeno, non manca mai.)

- ... Che poi un po' di cose le ho notate, eh?
Tipo: ci hai mai fatto caso che quelle dei diritti sono sempre giovani, e quasi sempre magre? Sembra sempre che non abbiano tempo di mangiare. Hanno troppo da leggere, troppo da fare, troppi aerei da prendere, troppe persone da incontrare: pare che vivano d'aria e di caratteri stampati.
E poi, quelle dei diritti passano la metà del loro tempo coi nasi infilati nei cataloghi, e a me piace questa cosa dei cataloghi, che da Francoforte e da Londra ho riportato una valigia intera, di cataloghi, e ancora non ho finito di spulciarmeli.
Quelle dei diritti le trattano meglio degli altri, alle fiere. Nelle loro salette c'è sempre la macchinetta Nespresso o quella Lavazza per farsi il caffè gratis, e le pizzette e i panini e le bottiglie di Fanta piene a metà, e le hostess che dicono: Signorina, vuole qualcosa da bere? Si serva!
Quelle dei diritti, ho fatto caso in questi giorni, sono spesso incinte, come a dire a tutti che il loro è un lavoro per donne dinamiche ma anche un po' vecchio stile, mica chiacchiere. Quelle dei diritti vanno in giro coi pancioni tondi in evidenza sotto certi vestitini tra il bohémien e il seventies che mi fanno impazzire, divertenti e un po' retrò  e scelti con gusto e attenzione e originalità, che è quello che serve poi per fare il loro lavoro: gusto e attenzione e originalità.
Quelle dei diritti lavorano fino a gravidanza inoltrata, partono e arrivano e danno appuntamenti e biglietti da visita e ridono e scherzano in tantissime lingue, mai stanche, sempre  leggere leggere come se il bambino che portano nella pancia fosse un personaggio fatto di sogni, come quelli di cui leggono nei libri che vendono o comprano.
Quelle dei diritti vendono e comprano, ma da come parlano dei libri che vendono o comprano non sembra mai che stiano vendendo o comprando, sembra stiano invece chiacchierando con un'amica davanti a una tazza di tè per consigliarle cosa leggersi in vacanza.
Quelle dei diritti non parlano mai dei libri che non hanno letto, almeno dicono: ma è facile, poi, perché il loro lavoro è scegliere libri e poi leggerli e se sono belli parlarne bene, o sentire qualcuno che parla bene dei libri e poi leggerli e se sono belli sceglierli.
Quelle dei diritti vivono in un mondo a parte, in cui tutti si conoscono, e allacciano amicizie via mail con le altre dei diritti delle case editrici di Praga e le agenzie di Dublino e con gli autori di New York e le vecchie signore di Calcutta vedove degli autori di New York.
Quelle dei diritti sorridono sempre e sgomitano poco, perché i libri al mondo sono talmente tanti che ce ne sono sempre abbastanza per tutte.

A me piace, alla fine, essere una di quelle dei diritti.
Perché mi piacciono i vestiti un po' anni '70 e perché non mi piace sgomitare e perché mi piace avere le e-mail della gente di Praga e perché mi piacerebbe avere il pancione, ma credo, soprattutto, che mi piace essere una dei diritti perché almeno avrò sempre il caffè gratis.

b.

(P.S. Barbara però il pancione ancora non cel'ha. Aspettiamo con ansia e un po' di timore. d.)
postato da: redazionevoland alle ore 17:21 | Permalink | commenti (8)
categoria:vita di redazione, fuori tema