lunedì, 26 maggio 2008

Molte cose succedono oltre la soglia della casa editrice, fuori dell’oasi in cui cinque ragazze e un’ex ragazza si accaniscono contro i refusi e gli accenti sbagliati. Fuori da qui ma dentro questa città così bella e amata, una delle più tranquille del mondo, nonostante ce la abbiano recentemente dipinta peggio di Los Angeles. Ma era per esigenze di campagna elettorale.

I fatti che avvengono sono insopportabili come l’intolleranza e il razzismo, e riempiono di vergogna. Sto parlando degli assalti a negozi gestiti da extracomunitari al Pigneto o delle aggressioni agli omosessuali. Forse ha ragione il sindaco Alemanno: c’è da aver paura a stare a Roma, da qualche settimana. Da quando qualche bestia fanatica e lugubre pensa di poter godere di impunità.

 

Questi avvenimenti allontanano la mia testa dai libri anche se questi rimangono l’unica cosa a cui ricorrere per arginare la stupidità e l’orrore.

d.

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categoria:fuori tema
venerdì, 16 maggio 2008

... per finire la nostra galleria, vi lasciamo una panoramica dall'alto del nostro stand, e un'immagine di uno dei simboli della fiera.

g.

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categoria:foto, fuori tema, iniziative
venerdì, 16 maggio 2008

Un altro estratto fotografico dal nostro "book torinese": i nostri autori Altaras e Gospodinov allo stand; Gospodinov durante la presentazione del suo libro e mentre rilascia un'intervista, e altri scatti...

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venerdì, 16 maggio 2008

come promesso, ecco alcune foto. Potrete vedere il magnifico stand la sera prima dell'apertura, invaso da scatoloni e carte da imballaggio, e poi ad allestimento ultimato

 

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mercoledì, 14 maggio 2008

Con questo post credo che il breve reportage Voland sulla Fiera più discussa degli ultimi tempi giunga al termine.

Per me Torino è stata una vera scoperta! La Fiera, la città, la gente, tutto nuovo.

“Devi andare” mi aveva detto la mia amica e collega Ka’, e aveva ragione. Per chi ama i libri, Torino è il Parco dei divertimenti.

Il Lingotto è una struttura enorme, e non proprio bella, eppure quando entri ti senti a casa. Il Salone del Libro è in realtà un salotto in cui i lettori, ma anche i curiosi di ogni genere si ritrovano puntuali ogni anno. Un “salotto buono” e un “buon salotto”: a differenza di Roma e Napoli, Torino pullula di addetti ai lavori, di professionisti di tutti i settori affini al mondo editoriale. Molte delle persone che sono venute al nostro stand avevano il pass appeso al collo, come dire la competenza è di scena.

Poi ci sono i visitatori: la famosa comunità dei lettori gira tra gli stand munita di sportina, con tutta l’intenzione di riempirla… e qui arriva il bello: la fiera si fa mercato. Un mercato ordinato certo, (i torinesi va detto sono piuttosto calmi e composti) ma pur sempre un mercato, dove lo scambio regna sovrano, dove il verbo contrattare ha un’accezione solo positiva.

E così ti ritrovi a parlare di tutto, da quanto è stravagante Amélie Nothomb alla reale fattibilità della metro a Torino, per dire…La gente in fiera ha un impellente bisogno di dire, ha voglia di chiacchierare, sapere, comunicare impressioni e anche criticare, e tu dall’altra parte del bancone,  sei stanco ma felice, perché sei un lettore anche tu. Che altro dire? Da buona standista, di corsa ho fatto anch’io i miei bravi acquisti, il più divertente allo stand di ALET dove per caso ho beccato l’autore del libro e così c’è scappata pure una bella dedica con firma (Kammerspiel di Paolo Colagrande). E poi? E poi la piacevole cena con breve giro turistico per le vie della città, in compagnia del nostro bravo e simpatico autore bulgaro Georgi Gospodinov (di cui vi consiglio la lettura) in cui nonostante, anzi forse proprio grazie alle difficoltà della lingua mi sono davvero divertita. Quindi, per chiudere, grazie Ka’ e appuntamento al prossimo anno…

gabry

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categoria:vita di redazione
mercoledì, 14 maggio 2008

Cosa dire del Salone del libro di Torino di quest'anno? Poche cose: innanzi tutto che avevamo una posizione favolosa, all'ingresso del 2° Padiglione. Uno splendido stand quadrato di 60 metri, rosso fuoco con le scritte bianche e gli angoli di opalina (appena riesco a scaricare le foto lo vedrete anche voi). Uno stand che Voland ha diviso con Iperborea, Nottetempo e Filema: quattro case editrici fondate e gestite da donne, donne  toste, come ci è stato detto da più di un lettore di passaggio. Un'alleanza fondata sulla simpatia e sul rispetto reciproci, oltre che sulla convinzione che i nostri cataloghi sono abbastanza simili, se non altro per la qualità delle scelte. Esperienza positiva: non ci siamo rubate i lettori, non abbiamo invaso gli spazi delle altre, abbiamo condiviso alcuni momenti "sociali" come gli appuntamenti per la firma dei libri di Arto Paasilinna (Iperborea) o di Georgi Gospodinov (Voland). Poche le incomprensioni (una scritta Nottetempo mancante) che non sono dipese da noi, il proposito di stare insieme anche l'anno prossimo, magari coordinandoci meglio per firme e presentazioni, o per eventuali sconti...

Quanto al resto: giovedì affluenza scarsa, venerdì pomeriggio sciopero dei mezzi di trasporto, sabato manifestazione a favore della Palestina che secondo i giornalisti sarebbe stato un altro G8 di Genova, e invece naturalmente non è successo niente. Non avevo mai visto un Salone del libro presidiato dalla polizia, e mi auguravo di non vederlo mai. 

Domenica poi c'è stata anche la partita della Juventus che ha indotto molti a correre a casa per guardarla in Tv. Insomma, credo che l'incasso sia diminuito per tutti, nonostante gli editori non amino confessare di aver venduto meno degli anni precedenti, la sentono come una mancata conferma. Dai dati raccolti in giro, penso che ci sia stato circa un 15% di incassi in meno degli anni scorsi.

Noi avevamo due autori al Salone, il bulgaro Georgi Gospodinov, che presentava a Lingua Madre il suo libro ...e altre storie e l'israeliano Alon Altaras impegnato in mille dibattiti. Con i  libri di quest'ultimo ho clamorosamente sbagliato il numero di copie da portare, avevo finito Il vestito nero di Odelia e La vendetta di Maricika già il sabato.

Per concludere:  frastuono, musica, luci impietose, essere sempre almeno in due posti diversi, sorridere a tutti, rispondere a mille domande. La più frequente: come ti trovi con il nuovo distributore? La seconda: come mai ti sei fatta comprare da Giunti? E io a spiegare per l'ennesima volta che non mi sono fatta comprare, che Giunti mi promuove e mi distribuisce e basta, come prima faceva PDE. Una fatica improba e una stanchezza mortale.

d.

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categoria:vita di redazione
martedì, 13 maggio 2008

Anche quest’anno abbiamo superato la Fiera del Libro di Torino. Cinque giorni intensi, come sempre, durante i quali la percezione dello spazio e del tempo viene stravolta. Io, da addetta stampa ho seguito i nostri due autori ospiti del Salone: Georgi Gospodinov e Alon Altaras, tenendo in mano perennemente il programma delle loro interviste, in radio, tv e per i quotidiani. Le giornate di giovedì e venerdì sono state affollatissime di impegni, ma i nostri due autori non hanno dato a vedere la stanchezza e sono stati brillanti. Che fatica far coincidere tutto, posticipare o anticipare gli appuntamenti con i giornalisti, gestire gli imprevisti dell’ultimo momento. Sempre con un po’ di ansia e preoccupazione affinché tutto fili liscio. La mia stima e l’interesse per Gospodinov e Altaras aumentano proporzionalmente al tempo che ci trascorro insieme, oltre che come scrittori li apprezzo anche come persone ed è un piacere fare conversazione, conoscere le loro vite le loro opinioni, andare a cena, e dedicargli il tempo e le attenzioni che meritano.

E poi le mie lunghe camminate sui tappeti rossi e verdi della fiera, tra gli stand, i padiglioni, le sale degli incontri, la sala stampa. Ho cercato di incontrare più gente possibile: giornalisti che già conoscevo e mi faceva piacere salutare, ma anche quelli che non conoscevo di persona e finalmente ora hanno un volto. Strette di mani, scambi di biglietti da visita, consegna di libri e schede delle prossime uscite, sorrisi, battute, volti stanchi, pasti saltati.

È sempre bello anche rincontrare i vari addetti ai lavori, gli organizzatori, gli standisti, gli altri uffici stampa, lettori affezionati che puntualmente ogni anno vengono a fare scorte allo stand Voland e ci si riconosce a vicenda. Di anno in anno tutto diventa più famigliare.

Per la prima volta abbiamo condiviso un grande stand con altre tre case editrici, una struttura ben allestita, arredata con gusto, spazi ampi in cui ogni casa editrice ha potuto mantenere la propria identità e mettere in primo piano i libri, come sempre indiscussi protagonisti.

Non sono mancate le polemiche sul boicottaggio, tutte parole che mentre si è lì sembrano vane, non sai bene cosa stia accadendo fuori e cosa pensi la gente, si sentono solo voci di corridoio. L’affluenza è stata sicuramente inferiore rispetto ai due anni precedenti e molti hanno cercato di trovare delle motivazioni: rischi inesistenti di attentati, sciopero dei mezzi di trasporto, partite di calcio, crisi economica…

L’atmosfera della fiera mi ha affascinato anche quest’anno, certo dopo dodici ore alle 23.00 mal di schiena e di gambe si fanno sentire e quando rispondi a qualcuno non sei sicuro di quello che dirai.

manuela

 

 

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domenica, 04 maggio 2008

Qualche sera fa ho visto il film di Giuliano Montaldo I demoni di San Pietroburgo, nel tentativo costante di capire qual è la percezione della Russia in Italia. Insomma, è un mondo che mi interessa e che frequento, e se posso cerco di seguire quanto a questo mondo si riferisce.

Dostoevskij poi è uno scrittore che amo tantissimo, leggenda vuole che io abbia deciso di studiare la lingua russa a 17 anni, dopo aver letto per la prima volta Delitto e castigo. A tanti anni di distanza non so più neanche io se è vero o no che la decisione l'ho presa in quel momento, fatto sta che il russo l'ho studiato e ne ho fatto uno dei cardini della mia esistenza. Ma questo c'entra poco col film. Che mi è sembrato un polpettone confuso e ambizioso, con alcuni ottimi attori (Dostoevskij medesimo, l'ispettore della Terza Sezione).

Ma quella che doveva essere  una riflessione sul tema del terrorismo, sul rapporto tra parole e violenza, mi è sembrata un'occasione perduta. Improbabili gli studenti-terroristi, improbabile la pur bellissima "capa" degli studenti medesimi, improbabilissime le scene della fuga sui tetti di Pietroburgo con una cassetta di bombe tra le braccia. Magnifiche la scene, con un'attenzione maniacale, forse eccessiva,  alla forma e alla composizione del quadro. Attenta la cura della ricostruzione filologica degli ambienti, degli oggetti, dei costumi. Ma nel complesso, da parte mia, un fastidio epidermico, un' impressione di vuoto.

Mi piacerebbe  sapere se qualcuno ha già visto il film, e cosa ne pensa.

d.

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categoria:fuori tema