Finito il tourbillon nothombiano sono qua che cerco ri raccogliere idee e forze. Tre giorni che sconvolsero il (mio) mondo. Ecco la breve cronistoria.
Domenica 24 febbraio, ore 16,05, aeroporto di Fiumicino. Una folta delegazione Voland è in attesa della Nothomb. Fuori, la mercedes della trasmissione "Parla con me" ha i motori accesi, tutti preghiamo che per una volta l'aereo non faccia ritardo, alle 17 dobbiamo essere al teatro Delle Vittorie per la registrazione del programma. Quasi in perfetto orario esce Amélie, sorridente e allegra, felice di essere in Italia, dice. Chissà perché, poi. In macchina ci scambiamo alcune irriferibili battute su Sarkozy e Carla Bruni, ma ve le risparmio. Io le racconto che qualche giorno prima ha telefonato in redazione una signora per chiedere se vendiamo anche i vestiti della Nothomb. Ci interroghiamo se procedere a questo nuovo, promettente business.
Alle 17 siamo negli studi, accoglienza professionalissima e calorosa, nelle retrovie della trasmissione si scoprono un sacco di fans con libri da far firmare. Dalla sala trucco Amélie esce trasformata: bocca rosso lacca, viso pallidissimo, vestito nero e cappello d'ordinanza, guantini rossoneri. Si aggirano tra le quinte Dario Vergassola, Paola Cortellesi bellissima, il dj Linus. Serena Dandini microfonata e sorridente. Sul divano rosso Amélie semba esserci nata, a suo agio, curiosa di tutto, attenta a tutto. Sembrano fatte per capirsi e per chiacchierare, la Dandini e la Nothomb. Noialtri seguiamo la trasmissione da uno schermo in una saletta.
Alle 19,30 dobbiamo essere alla Feltrinelli di piazza Argentina per un aperitivo, come recita il programma. Appena il tempo di lasciare il bagaglio in albergo e degustare uno dei suoi amati coni al pistacchio, ed eccoci alla libreria. La saletta delle firme sembra un autobus all'ora di punta. Gli addetti della libreria non sono riusciti neanche a mettere i tavolini per l'aperitivo. Dotati di ammirevole pazienza e sangue freddo, centinaia di lettori brandiscono volumi nothombiani in varie lingue, fra cui l'inglese. Per fortuna alcuni possiedono anche le preziose edizioni Voland. Una volta giunti a distanza ravvicinata, molti mormorano misteriose frasi in lingue misteriose. Il rito prosegue fino alle 21, quando l'inflessibilità feltrinelliana provvede a mettervi fine. Non resta che cenare sontuosamente dal Presidente, vicino a fontana di Trevi, e accampagnarla in albergo. Poi, tutti a casa.
La mattina successiva comincia prestissimo, e la giornata è lunga. Alle 7 passiamo a prenderla in macchina, io e Manuela. "Unomattina" va appunto in onda di mattina presto, e lei è prevista alle 8, 30 circa. Tutto si ripete: cortesia, fans, sala trucco, microfono... Mi dicono che sia stata molto brava, io ero troppo addormentata per accorgermene. In ogni caso Amélie Notomb a Unomattina è su You tube, per chi come me se la fosse persa...
Poi i tempi diventano più concitati: ritorno in redazione, interviste, treno, niente pranzo, arrivo a Bologna cambio per Ferrara, albergo, Castello. Alle 18 l'ingresso al castello di Ferrara ci toglie il fiato, per la bellezza del luogo e la cortesia di tutti. Fabrizio Fiocchi, che da 4 anni non perdeva occasione di chiedermi ogni volta che ci incontravamo "Quando me la porti?", ha un sorriso fisso sul viso. Il pubblico prima esita, un po' intimidito, poi si scatena con le domande. Io, che faccio pure da interprete, dopo due ore comincio a vacillare e invoco pietà. Non ho più voce, sono stanca, mi chiedo se ho più la tempra per simili bravate. Poi però la passeggiata per Ferrara avvolta nella nebbia, e la cena sontuosa offerta dai gentili padroni di casa mi rimette un po' in sesto. O magari è stato il generoso vino... Naturalmente anche la padrona del ristorante è nothombiana fervente, l'ultima foto della giornata è con lei, e l'ultima firma pure.
Milano ci aspetta il giorno dopo, ma per ora basta così.
d.







