martedì, 26 giugno 2007

Sul "Manifesto" di ieri (26-06-2007) appare una bella intervista allo scrittore bulgaro Georgi Gospodinov, autore di Romanzo Naturale pubblicato in Italia da Voland. Nel libro, vincitore del premio Razvitie per il romanzo bulgaro, l'autore rievoca in un caleidoscopio di vite parallele l'atmosfera che si respirava nel suo paese prima della caduta del muro di Berlino.




L'intervista completa è disponibile  su questo link www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/26-Giugno-2007/art68.html

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venerdì, 22 giugno 2007

Premessa


Ogni riferimento di questo post (a partire dall’incipit) al libro di Francesco Campora L’acqua non ha memoria è puramente causale.




Personaggi 


Gabriella la dilettante


Francesco l’autore


Daniela l’editora


Alberto l’art director e il suo studio grafico


Katia detta Donna K


Fantamanu, addetta stampa


Valerio detto Ciccio 


 


Certe volte mi capitano certe cose strane, cose che m’aspettavo sì, ma non così in fretta.


Qualche settimana fa Daniela l’editora arriva in redazione e dopo i saluti e il caffè decide di fare il punto della situazione sulle cose in corso, che in redazione sono fisicamente rappresentate da una vaschetta in cui il caos è una forma d’ordine. A riunione quasi terminata l’editora mi dice che presto sarebbe toccato anche a me licenziare un libro. Mi preoccuperò quando sarà il momento, ho pensato. Il momento arriva ma io da dilettante non me ne accorgo, o meglio me ne accorgo a lavoro quasi terminato. Il libro lo abbiamo letto in progressione l’editora, donna K ed io, ma non pensavo poi toccasse a me seguirlo fino alla fine e invece… invece mi ritrovo a confrontarmi con l’autore, a valutare con lui proposteinterventisostituzioniripetizionicorsivitondi e ognuno scopre un punto di vista più o meno condivisibile, certo, ma il bello è proprio questo, è la scoperta in sé, è vedere nell’altro espressioni del tipo “suona bene questa”, oppure “no, questo proprio no!”, o ancora un “decidete voi” detto a voce bassa e con un po’ di sofferenza a proposito di quella che per la redazione era una digressione e per l’autore un brano che “tutto sommato ci sta”. E nel giro di poco ecco la seconda bozza, poi la terza e la redazione così messa: Alberto l’art director e il suo studio grafico che devono stare dietro a tutte le correzioni, soprattutto a quelle di cui un redattore si accorge tra una bozza e l’altra e che per il grafico si traducono in rogne per l’impaginato; Daniela l’editora con l’occhio sempre sulla palla, ovvero qualità e rispetto dei tempi; Fantamanu addetta stampa che deve barcamenarsi tra la promozione dei libri appena usciti e delle novità cercando di far combaciare tutte le tessere del puzzle; Valerio Ciccio che in questa fase di frenesia offre il suo aiuto (gradito e apprezzato) a tutte; Donna K che legge ed edita tutto quanto passa in redazione, bolle del corriere comprese, e con risoluta discrezione tiene il punto di tutto e mi sostiene, e poi… e poi ci sono io che faccio quanto devo (almeno spero) con quel misto di ingenuità e coraggio tipico di ogni dilettante. Incrocio le dita e resto in attesa del pdf dalla tipografia.


Fine della storia.


Gabriella


 


Presto sul blog un brano estratto dal libro per incuriosirvi ancora un po’…

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giovedì, 21 giugno 2007

Chi di voi (mi riferisco ovviamente ai signori maschi) non ha sognato almeno una volta di lavorare in un ufficio pieno di donne?? Be’ quando sono arrivato alla redazione Voland ho creduto, povero ingenuo, che anni e anni di preghiere fossero stati finalmente ascoltati. Infatti qui dall’editrice alle redattrici, dalla addetta stampa a quella contabile, sono tutte donne!! Il mio sogno si è però presto infranto contro l’atroce verità. Prima di tutto c’era l’editrice, che nonostante i miei continui rimbrotti (garbati ma non meno eloquenti) se ne andava ogni sera dicendo: “A domani RAGAZZE”. Sulle prime ho pensato ad un caso di miopia galoppante, o Alzhaimer precoce..poi ho capito tutto… ero una minoranza in una società matriarcale, una quota blu nel parlamento delle donne, un atollo di testosterone in un oceano di estrogeni!! Tutti sanno quanto può essere isterica una donna “in quei giorni”. Ora visto che stando a una leggenda metropolitana le fanciulle, quando lavorano a stretto contatto, sincronizzano il ciclo (ma poi ’sta cosa è vera o no?!!) provate a immaginare cosa diventa la mia vita “in quei STRAMALEDETTI giorni” quando, se mi azzardo a fiatare mi ritrovo fulminato da ben cinque valchirie in gonnella!!..per fortuna Dio ha inventato la menopausa..bisogna solo riuscire a sopravvivere fino ad allora. C’è poi la penosa situazione wc..eh sì perché visto che alla Voland ci sono solo donne il cerchio della tavoletta è sempre e perennemente abbassato. Non mi costerebbe fatica alzarlo ogni volta, se non fosse rotto. Sistematicamente mi rimane in mano tipo ciambella salvagente o, nella peggiore delle ipotesi cade facendo un rumore tremendo..(e provocando l’ilarità delle CARE colleghe che dalla redazione si immaginano la scena). Insomma cari amici date retta a me, se mai vi capiterà di imbattervi nella lampada di Aladino..NON chiedete al genio di farvi lavorare in mezzo a tutte donne.. potreste non SOPRAVVIVERE!!!.


Valerio "Ciccio" Brienza.

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martedì, 19 giugno 2007

Su Repubblica di domenica, un articolo molto bello e molto dettagliato, "I vestiti dei libri". Si parla di copertine per due intere pagine, diffusamente, in modo professionale e argomentato. Firmano gli articoli Dario Olivero, Roberto Calasso e Michele Serra. Citazioni di Yasuyo Iguchi ("Una bella copertina deve essere semplice e non trendy: Non deve avere orpelli estranei"), considerazioni sulla semplicità e riconoscibilità. Ne discutono grafici e illustartori. Il colore puro, il bianco assoluto, il nero totale di Everyman, il blu Sellerio. E  (cito) "i due colori con immagine in primo piano di Voland: semplicità di impatto".


Unica fra le piccole case editrici, fra copertine Einaudi, Feltrinelli, Guanda, Laterza, Bompiani, Garzanti, Sellerio, Adelphi, Bollati Boringhieri, spicca la copertina di La mala morte,  Voland: Peccato davvero che sotto, invece di citare il nome dell'art director di Voland, Alberto Lecaldano (per altro citato  diffusamente nell'articolo), venga indicato un altro nome, quello di un bravissimo collega e ottimo amico, che con le copertine Voland non ha nulla a che vedere.


Poiché credo femamente che molto del successo di questi ultimi anni dipenda dalla nuova veste grafica della casa editrice, poiché dietro ogni copertina c'è passione, studio, lettura, documentazione e tanto, tanto lavoro, me ne sono terribilmente dispiaciuta. E ve lo segnalo.


d.   

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mercoledì, 13 giugno 2007

domani mi piacerebbe parlare della lettera di Bernardo Bertolucci a Repubblica, e del suo appello ai politici per un rilancio della cultura. Non sarà troppo pericoloso? Mah... 

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lunedì, 11 giugno 2007

Non riesco bene a capire perché internet scateni reazioni così brusche, al limite della maleducazione, che in una qualunque altra sede sarebbero giudicate inopportune. Mi riferisco all'intervento 2 al mio post precedente.


Franca Bertuccioli mi dice: Cosa pensi ci possa importare delle tue impressioni sul film? Sono appunto le mie impressioni, a cui in genere in una discussione si risponde con altre impressioni che hanno la stessa legittimità. Lei è libera di non leggere il mio post, io sono libera, nella marea di opinioni che vagano nel web, di esprimere la mia. O no?


Poi si passa direttamente all'insinuazione pseudoffensiva: "non credo che tu in Bulgaria e in Russia abbia frequentato circoli intellettuali... cosa ne sai tu della loro vita di quegli anni?"


Ahimè, il problema era semmai che si frequentavano solo intellettuali, in quegli anni. E magari se ci incontriamo le spiego perché, posto naturalmente che le interessi. Credo di conoscere la maggior parte dei romanzieri, dei poeti, dei pittori, dei registi di teatro e di cinema di quegli anni (parlo degli anni '70/'90). Quello che non credo è di dover esibire un patentino di legittimità per esporre un'opinione. Ma siamo veramente diventati un paese in cui basta avere una opinione differente per essere presi a male parole?


Forse il blog ha smesso di divertirmi...   


Mi sembra doveroso, a questo punto, ringraziare Cristina C. (commento 3 allo stesso post) per la civiltà con cui esprime la sua opinione.  Io rimango in ogni caso della mia idea, cioè appunto che la "conversione"    di Wiesler sia troppo repentina, non giustificata psicologicamente,  e soprattutto non in linea con il personaggio e con i tempi che i film vuole raccontare.


d.


                     

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venerdì, 08 giugno 2007

Certamente parecchi di voi hanno visto il film "Le vite degli altri", e moltissimi lo avranno trovato molto bello. O almeno è così che lo giudica la maggior parte dei miei amici, compreso "il compagno della mia vita" con cui il film l'ho visto. Io invece sono uscita dal cinema arrabbiata e delusa, e mi torna in mente perché ieri c'era, nelle pagine culturali di Repubblica, un pezzo di Timothy Garton Ash, che tornava a parlare del film e ne dava un giudizio positivo, anche se con qualche riserva.


Proverò a spiegare perché a me non è piaciuto.


La necessaria premessa è che ho passato 10 anni all'est per lavoro (Russia e Bulgaria), e i servizi segrati russi e bulgari non erano poi tanto diversi dalla Stasi di cui parla il film. Ed è proprio per questo, perché ricordo le atmosfere e le paure e le reazioni degli amici russi e bulgari, che ritengo falsa e buonista l'immagine della Stasi che viene fuori da questo film. Certo l'organizzazione in sé viene descritta come mostruosa e onnipresente, ma il protagonista, il maggiore Wiesler, risulta in definitiva l'unico personaggio positivo del film. E io so per certo che non si raggiungevano alti gradi, e nemmeno gradi intermedi, nell'Organizzazione, rimanendo in fondo buoni, idealisti e in qualche modo altruisti. Non ci sto. Ne risulta una visione romantica e distorta, improponibile.


E anche l'altro protagonista maschile, il poeta, puro e incorrotto, deve aspettare la morte dell'amico commediografo-dissidente per capire in che razza di paese è vissuto per cinquanta anni... O era scemo, o gli faceva comodo non vedere. Non trovo alternative.


Come forse risulta evitente, il tema mi sta parecchio a cuore...


E naturalmente il regista del film è un giovane (ventisei anni, credo) della Germania ovest. Non ho certo nulla contro i giovani, intendo solo sottolineare che non ha vissuto quelle atmosfere.


Quello che mi intriga è anche la questione: come nasce un successo? Perché a tutti, ma proprio a tutti, è sembrato un film meraviglioso? Cosa ha bisogno di sentirsi dire la gente?


d.

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categoria:fuori tema
lunedì, 04 giugno 2007

dunque da giovedì scorso, 31 maggio, la PDE non ci distribuisce più. Da venerdì è subentrata la distribuzione Giunti. Alcuni magazzini PDE non se ne sono accorti, e continuano a inviarmi ordini, come il magazzino di Napoli al quale ho comunicato personalmente più volte che non li evadevo più, avendo peraltro lo stesso magazzino smesso di pagarmi. Ma no, loro continuano imperterriti a fare finta di niente, e a mandarmi ordini (modestissimi). Una guerra di nervi.


Nel frattempo i magazzini Giunti ci chiedono (giustamente) i libri. Sono i nostri nuovi distributori, stanno facendo da un mese una campagna di catalogo ma non hanno libri che sono, appunto, nei magazzini PDE. Incroci di affannose telefonate.


Le ragazze della redazione, compresa l'editora che ragazza non è più da tempo, e l'unico stagista maschio che ci è capitato, tutti insieme a fare pacchi e pacchetti, cercando di radunare furiosamente le copie disponibili in redazione e dai tipografi per temponare almeno le prime esigenze.


Lavori intellettuali temporaneamente sospesi, bozze lasciate a metà, ma non avevamo scelto di fare un lavoro di concetto?


Credo che prima o poi ne usciremo, ma certo che ce lo ricorderemo  per un pezzo, questo momento di crescita...


d. 


 

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categoria:vita di redazione