[…] un pretesto per scambiare due chiacchiere, c’è in giro un sacco di disgraziati, non basta neanche a fare una conversazione vera e propria, cosa tocca vedere, ho il portabagagli pieno di cerette, di omaggi, campioncini, brochure, il registro dei conti, le mie clienti mi aspettano domattina presto, sono anni che mi aspettano, non queste, non in questa zona, altre, di altre zone, abbiamo preso un impegno, sono una brava venditrice, la migliore, conosco a memoria la composizione di ogni ceretta, a che temperatura si squaglia, a quali pelli si addice, la mia vita è una guerra contro milioni di peli, non c’è nulla di cui vada più fiera, a parte forse Dora, ma solo forse, conosco i miei nemici, conosco i loro trucchi, non mi ingannano, anche quando si sdoppiano per crescere più forti, o quando incarniscono, o ancora, vigliacchi, quando attaccano a crescere sottopelle, di nascosto, conosco i miei nemici e non perdo occasione per smascherarli, non permetto loro di nascondersi per guadagnare tempo, è una lotta senza quartiere, quando guardo le gambe di una donna capisco subito la loro forza e come lei li combatte, le altre professioniste guardano senza vedere, io invece potrei accettare scommesse su quali armi vengono impiegate, ceretta, crema, rasoio, o una di quelle macchinette che ronzano come mosche irritanti, quando guardo le gambe di una donna valuto all’istante la forza dei miei nemici, individuo le cicatrici, i peli incarniti, anche se non ci penso, anzi soprattutto se non ci penso, sono una brava venditrice, la migliore, faccio cento, duecento chilometri, tutti i chilometri che ci vogliono per vendere le mie cerette, non so fare nient’altro, do la caccia ai miei nemici, milioni di nemici da tutte le parti, è una lotta impari, una causa persa, da oggi in poi sarà tutto diverso, anche se mi sento tanto stanca non deve passarmi neanche per la testa che da oggi in poi, da domani, non ci sia una differenza, un’unica differenza, non posso accettare di avere un mare di giorni identici davanti a me, di consumare la mia vita in un ripetersi di giorni, di gesti, di parole, Ângelo dice
nessuno può aggiustare il passato, punto
ma perché sto a sentire quel menagramo di Ângelo, qualunque cosa tu faccia non ti libererai mai di te, di quello che eri, di quello che continui a essere, qualunque cosa tu faccia, perché sto a sentire quel menagramo di Ângelo invece che le canzoni della mia cassetta, da oggi in poi sarà tutto diverso, ho venduto la casa, anche se solo poco fa, all’autogrill, ci sono cascata di nuovo, un altro uomo e lo stesso gioco, la stessa bugia, o per essere più precisi una bugia diversa, magari anche più grave, a tutti gli uomini con cui sono andata, se mi chiedevano come mi chiamavo, ho sempre risposto con un indovinello e
è il nome di un fiore che è anche un colore
bêtises ma chérie, bêtises
nessuno ha mai indovinato, forse è un nome insolito, forse anche a me sarebbe parso insolito se ci avessi pensato, ma non ci ho mai pensato, finora tutti quelli che provavano a indovinare dicevano Rosa, la maggior parte nemmeno ci provava, sorrideva e basta, cosa gliene importava del mio nome, era solo una domanda, la più banale, avevano fretta, giusto una domanda, la più comune, per scacciare il silenzio, l’imbarazzo, la vergogna di essere stati dentro una donna come me, non ho mai conosciuto niente di più spietato di un corpo soddisfatto, comunque fino a stanotte, fino a quando ho incontrato lui, tutti gli altri uomini avevano risposto Rosa, un errore che mi piaceva, era un nome diverso e perciò lì non c’ero più io ma una certa Rosa, un essere che potevo pure compiangere se ne avevo voglia, allora quando l’uomo mi ha chiesto come mi chiamavo ho ripetuto l’indovinello, sicura che come al solito avrebbe detto Rosa o avrebbe sorriso e basta, ne ero così certa che quando ho sentito il mio nome mi sono spaventata […]