giovedì, 31 maggio 2007

Il 28 maggio, lunedì, è stato il gran giorno. Il giorno della "plenaria" Giunti. La definizione non l'ho inventata io, naturalmente. Il senso è che tu sei lì, su un podio, con un microfono, in una grande sala colma di persone, con un centinaio di paia di occhi sconosciuti che ti fissano, ti valutano, ti scrutano.


Devi fare il tuo show. Spiegare a promotori  e librai che cosa è la Voland, quando e come nasce, qual è il suo progetto editoriale, perché la Giunti ha fatto un affarone decidendo di investire su di noi e di distribuirci. All'inizio la voce trema un po', ma poi mi lascio prendere la mano dal mio argomento preferito, e parto a ruota libera.


Come, dove, quando e perché è nata la casa editrice, come scegliamo i libri, quali sono i nostri autori migliori, (ma tutti, naturalmente...), cosa ci aspettiamo dai nuovi distributori. "Vendere il prodotto" si chiama in gergo, e il prodotto sei tu, sono i tuoi libri, sono le tue scelte.


Facce attente, molti giovani, sorrisi incoraggianti. Io spiego nel modo più conciso e dettagliato possibile (un ossimoro?). Quando arrivo al momento delle strenne mi lancio in  elogi funambolici dei libri prescelti, tutto vero, oro colato, sono libri bellissmi. 


Poi parlano i capi, si prodigano in elogi, spiegano ai loro uomini perché hanno scelto proprio noi... Insomma, un'ora di graticola. Un esame duro, in cui nessuno poi ti dice se sei andato bene o male.


Un paio d'ore dopo c'è la cena, preceduta dall'aperitivo. Facce curiose e sorridenti si avvicinano, si complimentano. Giovani, per la maggior parte donne, appassionati, curiosi, simpatici. Insomma, una sensazione calda e buona, un'atmosfera di persone amanti del loro lavoro. Una bella giornata. Peccato solo che la riunione si tenesse a Riccione, nel giorno più freddo dell'estate (e forse dell'anno).


d. 

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categoria:vita di redazione
martedì, 29 maggio 2007

Anche il mio ultimo ospite, il bulgaro Georgi Gospodinov, è ripartito. Tra pacche sulle spalle e lagrimucce di tutta la redazione (sospetto che almeno una delle ragazze si sia un po' innamorata di lui, che in effetti è davvero una persona eccezionale, buono come il pane, intelligente, ironico, sempre pronto al sorriso...)


Ma oggi, prima di raccontarvi della prima "plenaria" con il gruppo Giunti, di altro voglio parlarvi. Sono appena passate le elezioni amministrative, ma non è neanche di questo che voglio discutere, anche se da discutere ci sarebbe, e non poco.


E' di un momento particolare seguìto ai risultati, di un intervento che ho sentito per caso alla tivvù, e non ricordo più se era Bonaiuti  piuttosto che Bondi o Maroni, di certo qualcuno della CdL che commentava la straordinaria vittoria del Nord. Parlando dei decreti Bersani, ha detto costui più o meno testualmente che non hanno prodotto nulla di buono o di nuovo "i taxi non costano meno, e le medicine neanche."


Mi ha colpito dal punto di vista della comunicazione, questa affermazione. Il cosiddetto decreto Bersani  non si proponeva, a quanto mi risulta, di abbassare il prezzo delle corse dei taxi. Che peraltro non è alto, e la destra comunque si guarderebbe bene dal cavalcare questa richiesta, che la renderebbe immediatamente impopolare ai tassisti medesimi. Il decreto si proponeva una liberalizzazione delle licenze, concedendone di più, fissando dei prezzi per determinate corse, come quelle per l'aeroporto, cosa che è avvenuta. Almeno a Roma. Oggi a Roma si trovano più taxi, il prezzo delle corse per Fiumicino è fissato a 40 euro, e a 30 per Ciampino. E viene rispettato.


Ma l'affermazione che il decreto non sia servito a niente viene fatta impunemente. E nessuno la smentisce, né il giornalista che intervista il politico né nessun altro. Strano paese, il nostro.


Forse davvero meglio parlare di libri.


d.

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categoria:fuori tema
venerdì, 25 maggio 2007

Il 24 maggio si festeggia l'anniversario dell'alfabeto cirillico che, negli anni, è diventato il giorno della cultura bulgara e festa nazionale in Bulgaria. Voland ha festeggiato in Italia insieme allo scrittore bulgaro Georgi Gospodinov autore di Romanzo naturale. Ecco le foto dell'incontro di ieri a Venezia in cui sono intervenuti anche Giuseppe Dell'Agata, Daniela Di Sora.

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www.abcveneto.com/abcveneto2007/articoli/maggio07/ultimaora/voland--venezia.html


Stasera vi aspettiamo a Roma insieme a Gospodinov


venerdì 25 maggio


caffè fandangoore 18,30


piazza di Pietra, 32/33 – Roma


insieme all’autore interverranno

Maria Teresa Carbone


Daniela Di Sora


Irina Stoilova

brani del libro saranno letti da

Tiziana Camerani




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categoria:autori
venerdì, 25 maggio 2007

Ciao a tutti, abbiamo scelto di linkare due recensioni alle presentazioni dei nostri autori a Torino.


La prima riguarda Mikhail Shishkin ed è a firma Maurizio Cecchetti, uscita sull'Avvenire sabato 12 maggio 2007.


http://www.db.avvenire.it/pls/avvenire/ne_cn_avvenire.c_leggi_articolo?id=753608


La seconda su Mircea Cartarescu è stata pubblicata sul sito Whipart martedì 15 maggio. Andrea Sottero, nonostante sia rimasto incantato dall'autore e lo definisca più volte straordinario, fa anche delle critiche alla presentazione. Noi conveniamo con lui sul fatto che a tutti sarebbe piaciuto ascoltare la voce di Cartarescu più a lungo, e la sua affascinante visione del mondo. Però, crediamo anche che l'autore sia stato introdotto in maniera suggestiva e opportuna, e ringraziamo per questo i relatori.  Del resto Cartarescu non è ancora noto a tutti in Italia e i lettori che erano presenti ora ne sapranno di più. Speriamo tutti si parli ancora mooolto di lui...


http://lnx.whipart.it/letteratura/3275/Mircea-Cartarescu-fieralibro-torino.html

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categoria:recensioni, autori
venerdì, 25 maggio 2007

Un walzer con Paweł Huelle


 Non c’è pari all’emozione d’esser condotti da un cavaliere agile ed esperto in una danza così vivace huelle pavele briosa.


Ci si abbandona alla sua mano forte sulla schiena, alla brezza sul viso ed al lieve stordimento che i giri di walzer provocano. Si è presi da un’euforia bambina che ci farebbe continuare a volteggiare ben oltre il termine della musica, incuranti delle regole della buona creanza.


Questo è stato il mio primo approccio con lo scrittore polacco Paweł Huelle e il suo libro Mercedes Benz.


A dire il vero, dietro ai vortici allegri, la voce calda del mio cavaliere ha con leggerezza introdotto note basse, malinconiche e infine drammatiche che il suo brio birichino ha stemperato e paradossalmente fissato nella mia memoria con maggiore potenza a causa proprio di quel contrasto agro-dolce.


In questo piccolo capolavoro Paweł Huelle finge di scrivere una lunga lettera a Bohumil Hrabal in cui racconta al grande scrittore ceco le sue lezioni di guida a bordo di una minuscola Fiat, con la signorina Ciwle, un’istitutrice graziosa ma esigente, nel caotico traffico di Danzica. 


E’ questa l’occasione per rivivere il passato della sua famiglia, della città e dell’intero paese negli ultimi cento anni, attraverso le auto.

La citrò (citroën), poi la gloriosa Mercedes-Benz, sono vivaci protagoniste, insieme ad altre auto in voga nelle varie epoche, dei momenti cruciali nella vita dell’amato nonno Karol prima, e del padre dello scrittore, poi.


Destano in me profonda sorpresa e ammirazione l’equilibrio con cui Huelle si districa fra un dialogo e l’altro, la tensione comica e drammatica che percorre fino in fondo questa finta ma appassionata lettera, ed infine una viva commozione la delicatezza e la lievità con la quale, prima le guerre mondiali e la prigionia nei campi di concentramento e poi il comunismo, si inseriscono fra gli esilaranti e spettacolari episodi della vita dei protagonisti.
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categoria:recensioni
martedì, 22 maggio 2007

Lingua Madre


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postato da: redazionevoland alle ore 09:26 | Permalink | commenti
categoria:autori
domenica, 20 maggio 2007

Domenica pomeriggio, un sole da schianto, tutte le persone normali o quasi sono al mare, o almeno a fare un giro in bicicletta. Io cerco un attimo di refrigerio nella redazione in penombra, e per prima cosa apro il blog. In pratica è la prima volta che rimetto le mani su un computer, dal giorno della partenza per Bologna, il 3 maggio, salvo occasionali e volanti controlli nella sala stampa della fiera di Torino per vedere se c'erano mail molto urgenti...


Rapido riepilogo di un maggio frenetico, riassumibile in breve: arrivo in Italia di 5 (cinque) autori Voland, ognuno con le sue presentazioni, le letture, i traduttori, le cene e tutto il circo Barnum che in genere accompagna simili eventi. Apre la quadriglia (la cinquiglia???) Dulce Maria Cardoso, tre giorni a Bologna con seminario-incontro fra gli autori della nuova letteratura portoghese, traduttori e studenti. Lei è un personaggio fantastico, disponibile, curiosa, attenta, intelligente. Presentazioni anche all'università di Viterbo e a Roma, alla libreria Odradek. Il romanzo Le mie condoglienze, della Cardoso, è uscito in extremis, il giorno prima della presentazione a Bologna. Insulti telefonici e urla con i tipografi e gli spedizionieri.


Per non perdere tempo l'editore approfitta del fatto di trovarsi a Bologna per partecipare a un convegno a Ferrara (tanto sono vicine, e un'editora che si rispetti ha quasi il dono dell'ubiquità). Convegno sull'editoria di qualità (potevamo noi mancare?). Invitata anche Nadine Bismuth, altra autrice Voland (dunque sono sei, avevo perso il conto). La Bismuth (La fedeltà non fa notizia) dopo un primo incontro al Liceo Ariosto di Ferrara con 200 studenti si è ammalata, e ha passato il resto del tempo nella sua stanza con la febbre altissima, e con la sottoscritta in giro per Ferrara a cercarle le medicine. Forse per questo l'avevo rimossa... Il convegno è stato interessante, rilevante la tendenza degli editori di qualità a piangersi sempre un po' addosso.


Toccata e fuga a Roma, e ripartenza per il nord. Autori Voland presenti alla Fiera del libro di Torino: Mikhail Shishkin, il russo, Alon Altaras, l'israeliano e Mircea Cartarescu, il romeno. In una babele di lingue e interviste, giornalisti e traduttori, foto ricordo, cene e confusione. Shiskhin depresso per motivi suoi cercava conforto nella birra, come ogni bravo russo quando la vodka non è a disposizione immediata, esigendo comprensione e compagnia da Manuela, esile addetta stampa al suo primo vero incontro con il mondo slavo.


Rapide apparizioni dell'editora allo stand, giusto il tempo di sorridere un po' a tutti, incontrare i traduttori più pazienti (Raul Schenardi, Paola Tomasinelli...), farsi inviare montagne di libri da leggere da vari agenti. E' stato visto anche Zop allo stand, che ringrazio, come tutti quelli che sono passati.


5 giorni di delirio. Musica, altoparlanti, folla, domande, confusione. E libri, libri, libri. L'ultimo giorno poi sono capitata per caso su un altro pianeta, il padiglione dei fumetti e dei giochi: maschere, giochi di ruolo, tutto un mondo fantastico e fantasioso....


Oggi, domenica 20 maggio, è arrivato il bulgaro Georgi Gospodinov, il suo giro toccherà Roma Pisa e Venezia. Con le nostre ultime forze vi verranno spediti gli inviti e gli incontri verranno segnalati nel sito. Poi, alla sua partenza, il 27 maggio, credo che vorrò stare qualche tempo senza vedere nessuno, anche se naturalmente amo tutti gli autori come una madre i propri figli.


Appena qualcuno della redazione sarà in grado di mettere le foto sul blog, vi fornirò i migliori scatti degli avvenimenti citati.


d.


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giovedì, 10 maggio 2007

la Voland cambia propozione e distribuzione, e passa a essere promossa e distribuita dal gruppo Giunti. Ecco svelato il mistero della mia scomparsa di queste settimane, chiusa a riflettere, incasinata a fare calcoli e occupata ad andare su e giù fra Roma e Firenze, per definire gli accordi.


Cosa mi ha spinto? Varie riflessioni, il desiderio di cambiare qualcosa, la speranza di crescere. Quando la voce del passaggio ha cominciato a girare, alcuni librai mi hanno scritto, gettandomi nel panico. Molti si sono detti contrari al cambio (per pigrizia? perché non hanno il conto aperto con Giunti? perché Giunti è troppo grosso e rischia di inghiottire Voland?). Io sono entrata in paranoia, naturalmente, ma ho proseguito per la mia strada, consapevole del fatto che con le cifre di prima non riuscivo ad andare avanti. Faccio bene? Faccio male?


In ogni caso, in questi mesi i librai renderanno i libri, i fornitori per alcuni mesi non pagheranno aspettando di fare i conti, i vecchi distributori hanno fatto uscire metà delle copie che erano state prenotate... Insomma, situazione al limite. Resistere, resistere, resistere, come diceva qualcuno.


Intanto c'è stata in Italia una nostra autrice straordinaria, Dulce Maria Cardoso, e ha presentato un suo libro molto bello, dal titolo (me ne rendo conto adesso) speriamo non profetico: Le mie condoglianze. Rischia di non essere presente come meriterebbe,  in libreria.


E io parto per Torino, angosciata e stanca. Lo stand è al I padiglione, B44. Venite a tirarmi un po' su...


d. 

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lunedì, 07 maggio 2007

E' un po' che non mi faccio viva, e anche oggi mi affaccio solo di corsa. E solo per parlarvi di un'autrice secondo me straordinaria, la portoghese Dulce Maria Cardoso. Siamo state insieme per tre giorni a Bologna, con il traduttore Daniele Petruccioli, per un incontro sulla nuova letterature portoghese, e poi oggi anche a Viterbo, sempre nella stessa formazione di autrice, traduttore ed editora, e ho scoperto una persona chiara a forte, il che corrisponde benissimo alla sua scrittura. E' stato molto bello sentirla parlare agli studenti, sentirla raccontare di come ha pensato alla trama del libro e al personaggio principale, la grassa, obesa Violeta, venditrice di cerette a parrucchiere ed estetiste.


Quello di Violeta non è un mestiere ma una missione, lei sa di avere milioni di nemici che la irridono, i peli,  li strappa e quelli ricrescono più forti. Lei conosce tutte le tecniche, tutti i trucchi, tutti i ritrovati ma si sa, ogni donna lo sa, loro sono i più forti...


Il racconto procede a ritroso, parte dal momento in cui Violeta ha avuto un incidente e sta appesa alla cintura di sicurezza della sua macchina, a testa in giù, rimonta al giorno prima, alla sera precedente, ai puoi pensieri, alle sue fragilità, soprattutto al suo rapporto con la madre, bellissima e perfetta, filo di perle, gonna plissé, sempre inappuntabile.


Dulce Maria Cardoso è tradotta in francese, spagnolo, catalano, svedese, e un altro po' di lingue. Sono molto curiosa di sapere cole la accoglierà il pubblico italiano. Stasera la presentiamo a Roma, alla libreria Odradek.


d.

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lunedì, 07 maggio 2007

APPUNTAMENTO IN LIBRERIA

in collaborazione con l'associazione Arquipelago


lunedì 7 maggio 2007

ore 18.30 - Libreria Odradek

via dei Banchi Vecchi, 57 - Roma


incontro con
Dulce Maria Cardoso

autrice di Le mie condoglianze





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insieme all'autrice intervengono 

Daniele Petruccioli e Guia Boni


a seguire aperitivo portoghese con assaggi tipici

e per sollecitare ancora un po' la vostra curiosità, ecco un breve assaggio del libro:



[…] un pretesto per scambiare due chiacchiere, c’è in giro un sacco di disgraziati, non basta neanche a fare una conversazione vera e propria, cosa tocca vedere, ho il portabagagli pieno di cerette, di omaggi, campioncini, brochure, il registro dei conti, le mie clienti mi aspettano domattina presto, sono anni che mi aspettano, non queste, non in questa zona, altre, di altre zone, abbiamo preso un impegno, sono una brava venditrice, la migliore, conosco a memoria la composizione di ogni ceretta, a che temperatura si squaglia, a quali pelli si addice, la mia vita è una guerra contro milioni di peli, non c’è nulla di cui vada più fiera, a parte forse Dora, ma solo forse, conosco i miei nemici, conosco i loro trucchi, non mi ingannano, anche quando si sdoppiano per crescere più forti, o quando incarniscono, o ancora, vigliacchi, quando attaccano a crescere sottopelle, di nascosto, conosco i miei nemici e non perdo occasione per smascherarli, non permetto loro di nascondersi per guadagnare tempo, è una lotta senza quartiere, quando guardo le gambe di una donna capisco subito la loro forza e come lei li combatte, le altre professioniste guardano senza vedere, io invece potrei accettare scommesse su quali armi vengono impiegate, ceretta, crema, rasoio, o una di quelle macchinette che ronzano come mosche irritanti, quando guardo le gambe di una donna valuto all’istante la forza dei miei nemici, individuo le cicatrici, i peli incarniti, anche se non ci penso, anzi soprattutto se non ci penso, sono una brava venditrice, la migliore, faccio cento, duecento chilometri, tutti i chilometri che ci vogliono per vendere le mie cerette, non so fare nient’altro, do la caccia ai miei nemici, milioni di nemici da tutte le parti, è una lotta impari, una causa persa, da oggi in poi sarà tutto diverso, anche se mi sento tanto stanca non deve passarmi neanche per la testa che da oggi in poi, da domani, non ci sia una differenza, un’unica differenza, non posso accettare di avere un mare di giorni identici davanti a me, di consumare la mia vita in un ripetersi di giorni, di gesti, di parole, Ângelo dice


nessuno può aggiustare il passato, punto


ma perché sto a sentire quel menagramo di Ângelo, qualunque cosa tu faccia non ti libererai mai di te, di quello che eri, di quello che continui a essere, qualunque cosa tu faccia, perché sto a sentire quel menagramo di Ângelo invece che le canzoni della mia cassetta, da oggi in poi sarà tutto diverso, ho venduto la casa, anche se solo poco fa, all’autogrill, ci sono cascata di nuovo, un altro uomo e lo stesso gioco, la stessa bugia, o per essere più precisi una bugia diversa, magari anche più grave, a tutti gli uomini con cui sono andata, se mi chiedevano come mi chiamavo, ho sempre risposto con un indovinello e


è il nome di un fiore che è anche un colore


bêtises ma chérie, bêtises


nessuno ha mai indovinato, forse è un nome insolito, forse anche a me sarebbe parso insolito se ci avessi pensato, ma non ci ho mai pensato, finora tutti quelli che provavano a indovinare dicevano Rosa, la maggior parte nemmeno ci provava, sorrideva e basta, cosa gliene importava del mio nome, era solo una domanda, la più banale, avevano fretta, giusto una domanda, la più comune, per scacciare il silenzio, l’imbarazzo, la vergogna di essere stati dentro una donna come me, non ho mai conosciuto niente di più spietato di un corpo soddisfatto, comunque fino a stanotte, fino a quando ho incontrato lui, tutti gli altri uomini avevano risposto Rosa, un errore che mi piaceva, era un nome diverso e perciò lì non c’ero più io ma una certa Rosa, un essere che potevo pure compiangere se ne avevo voglia, allora quando l’uomo mi ha chiesto come mi chiamavo ho ripetuto l’indovinello, sicura che come al solito avrebbe detto Rosa o avrebbe sorriso e basta, ne ero così certa che quando ho sentito il mio nome mi sono spaventata […]


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