venerdì, 27 aprile 2007

Squilla il telefono e ancora una volta è a proposito di Amélie.


La redazione di Italo francese, il programma di Mtv condotto da Fabio Volo, ci mette alla prova: vorrebbero tanto avere Amélie in trasmissione in diretta da Parigi i primi giorni di maggio, precisamente il 2 maggio.


Fantastico! Tutto meraviglioso. Non c’è nessun problema. Entro poche ore bisogna solo: riuscire a rintracciare Amélie, parlarle, spiegarle il tutto, e capire se è disponibile. Poi risentire la redazione a Parigi e trovare una data che metta d'accordo tutti. E ancora preparare la rassegna stampa italiana e francese, le schede, i comunicati, e spedire tutto insieme ai libri, con un corriere espresso che li faccia volare a Parigi entro 48 ore.


Come al solito la disponibilità e la cortesia di Amélie ci stupiscono, e noi ci dimostriamo freneticamente efficienti (visti i giorni già molto caotici).


Detto fatto: Italo francese su MTV mercoledì 2 maggio alle ore 22,30. Chissà cosa si diranno Amélie e Fabio Volo!


Intanto grazie al programma che a noi tutte piace molto.

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categoria:vita di redazione, autori
martedì, 24 aprile 2007

Roberto Coaloa scrive sulle pagine culturali del Sole24Ore e ha qui su splinder, un blog davvero ricco di spunti: coaloalab.splinder.com

Ho quindi approfittato della sua generosità e postato per voi questo articolo su Philip Roth.
Vi segnalo inoltre che sul suo blog ne troverete molti altri sull'argomento, tutti estremamente interessanti,
come per esempio questoquesto.

OGNI UOMO VORREBBE ESSERE PHILIP ROTH!

“Everyman”, of course! In questi giorni fioccano i premi sul “povero” Philip Roth (nella foto a destra), il grandissimo scrittore americano.

Sabato si è appreso che il Grinzane, il cui gran Maestro e ciambellano è Giuliano Soria, ha assegnato un nuovo premio, il “Grinzane Master Award”, a Philip Roth.

Il premio, sponsorizzato dal San Paolo di Torino, è di 25 mila dollari. Il “Master Award” non è assegnato in Italia (il prestigioso “Grinzane” si svolge nelle Langhe, dove, dal 1982 ad oggi, sono stati premiati scrittori eccezionali, sette, mi sembra di ricordare, diventati poi Nobel). Il prescelto dal “Grinzane” si va a trovarlo chez lui, a casa sua.   

A New York, quindi, dove il 16 e 17 aprile il premio sarà consegnato a Philip Roth. L’occasione è arricchita dal ricordo di Primo Levi, che Roth aveva conosciuto nel 1986. Levi sarà ricordato in due giornate di studio all’Istituto Italiano di Cultura e alla Columbia. I relatori saranno Angelini e Riccardo Chiaberge, De Rienzo ed Ernesto Franco, Paolo Mauri, Molinari, Alexander Stille, Riotta, Colasanti.

 

Ma non è finita. Ieri si è saputo che un altro premio è fioccato sul “povero” Philip Roth, ormai ridotto ad uno straccio…

Roth si è aggiudicato la prima edizione del Pen Club “Saul Bellow” Award, riservato ad un autore che ha contribuito allo sviluppo della cultura statunitense. Dotato di un assegno di 40 mila dollari, il nuovo premio è intitolato al premio Nobel della letteratura morto nel 2005, di cui Roth era un amico e grande estimatore.

Che dire? Giuliano Soria in fatto di premi è meglio di un cane da tartufo e ora, finalmente, Philip Roth potrà comprarsi una piccola cascina nelle Langhe o nel Monferrato.

L’ultimo libro di Philip Roth - Everyman - è commentato per “Il Laboratorio” da Silvia Panizza. (Roberto Coaloa) 

"La vecchiaia non è una battaglia: la vecchiaia è un massacro".

Poco consolante, l'ultimo romanzo di Philip Roth. Ultimo in senso ideale: anche se ce ne saranno molti altri a venire, questo è un libro perfetto per una conclusione. Come un punto, può segnare soltanto la fine di un periodo, ma c’è voluto del coraggio per trattare un tema come la morte, in modo tanto definitivo, universale eppure personale.  

Everyman è un viaggio vorticoso attraverso la malattia, le sale operatorie e le inquietudini notturne in un letto d’ospedale. Opportunità, slanci, forze che vengono meno. Ma non i desideri, che rimangono imperiosi e laceranti perchè sempre più irrealizzabili.

 

Il libro inizia e finisce con la morte. La morte l'attraversa, intravista, percepita in modi sempre differenti e spesso vaghi, mentre una nota dolente si infiltra tra le pagine. La tranche de vie del protagonista riguarda il momento in cui inizia il suo inesorabile declino, la vecchiaia, che si mescola però di ricordi di infanzia e gioventù, in un amalgama indistinto di tempi e vissuto che è poi la vita di ciascuno.

 

Roth descrive, con sconcertante semplicità, una vita, con tutti i suoi particolari più veri, ed è nei piccoli tocchi la sua grandezza: dalla lente da gioielliere del padre, attraverso cui il protagonista vede universi che vanno molto al di là di un diamante, ai memorabili tuffi nel mare, dove è davvero la vita sferzante delle onde e del sole scottante che domina.

 

Una scena finale porta un'imprevedibile eco e la fa risuonare in tutte le pagine precedenti: è quella della conversazione col becchino, nel cimitero dove sono stati sepolti i genitori e dove sarà molto presto sepolto lui, il protagonista senza nome perchè è “Everyman”, ogni uomo. L'uomo che scava le fosse e che si trova al momento dell'incontro immerso fino alle ginocchia in una delle buche che sta preparando non può evitare di riportarci al gravedigger di Amleto. Il collegamento dei vivi con i morti, il portatore di una saggezza ultraterrena e rassegnata che mostra all'eroe come la vita di ognuno finisca in polvere e che non c'è nulla di eccezionale in  questo.

Shakespeariana è anche l'idea di ciò che rimane, dopo una vita che sembrava eterna, dopo le nuotate, il lavoro, il sesso... ciò che rimane, ciò che si trova dopo tutto questo è nulla. (Silvia Panizza)

 

Philip Roth, Everyman, Einaudi, Torino, pagg. 124, € 13,50.

Traduzione di Vincenzo Mantovani.

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domenica, 22 aprile 2007
magdaIl difficile rapporto che fa da filo conduttore a La porta di Magda Szabò è quello della scrittrice ed  Emerenc, sua domestica per un arco di almeno vent'anni.
Queste donne, completamente diverse per estrazione, esperienze di vita e obiettivi si attraggono inesorabilmente per i valori che ciascuna intuisce nell'altra e si combattono a colpi di piccole e grandi crudeltà  per tutto ciò che le allontana.
Emerenc è un personaggio estremamente complesso, come forse solo le persone in carne ed ossa possono essere. E' però anche un personaggio mitologico avendone tutte le caratteristiche: un'età imprecisata, una serie d'esperienze incredibili e diverse, una schiera di temibili segreti, una casa che resta chiusa a qualsiasi ospite per quanto importante e stimato egli sia, un'amore sconfinato e reciproco per gli animali che le obbediscono come ammaliati, un carattere tempestoso e dei principi del tutto originali.
Ma soprattutto, una bontà innata che si irradia in ogni direzione senza "coerenza" e selettività.

Non c'è soltanto questo, c'è molto, molto altro ne La porta.

Di Magda Szabò e dei suoi romanzi si è molto parlato in rete. Troverete delle belle recensioni qui, qui, qui e qui e diversi post nel blog nonsoloproust.

Non mi dilungo oltre, concludo soltanto dicendo che quando ho letto questo libro ho avuto l'intima certezza di trovarmi davanti a un "classico".
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venerdì, 20 aprile 2007
In famiglia e con gli amici.
Ci sono libri e libri. In questi giorni di riposo forzato ne ho incontrato due molto diversi fra loro e questo contrasto mi ha regalato un gran piacere.


il quadernoIl primo è "il quaderno delle voci rubate" di Remo Bassini.
Me ne sono innamorata alla prima pagina, ma non di quella passione che acceca, che azzera ogni difetto nel desiderio di elevare l'oggetto amato al di sopra delle umane miserie, piuttosto di quel sentimento "intero" che comprende la tenerezza, il rispetto, la compassione e la sintonia nel sentire.
Mi sono sentita a casa, per intenderci.
La storia è quella di un Luca, che tiene un bar in un paesotto del nord Italia. Un bar che in altri tempi e in forma differente è appartenuto al nonno e che suo padre avrebbe invece detestato.
Attraverso Luca ed i personaggi che popolano questo bar e questo romanzo, come in un'altalena cullata con dolcezza, andiamo avanti e indietro nel tempo a ricostruire un passato denso di emozioni e un presente carico di attese.

Luca è un uomo troppo pudico per essere temerario. Il suo passato appare così punteggiato di rimpianti, di gesti non compiuti, di rinunce sofferte ma inevitabili e il bar diventa per lui il rifugio dove leccare le ferite e riprendere le forze per il momento in cui questo pudore finalmente lo abbandonerà.
Luca è circondato da amici. Uomini e donne feriti, come lui, ma con una fame più grande della sua, d'amore, di vita.
Luca da dietro al bancone ascolta, osserva, e nel "quaderno" appunta i pensieri e le frasi importanti, quelle che non si dimenticano, quelle che insegnano a vivere oppure chissà, a morire.
Ma un giorno Luca smetterà di scrivere. Si risveglierà dal torpore per correre il rischio di amare.


La scelta del secondo libro è stata dettata da un impulso. Una veloce lettura della newsletter di Meridiano Zero. Un'amica che viene a trovarmi. Una chiamata, come un'intuizione: potresti cercarmi questi libri?( per la cronaca "lo scommettitore" di Bassini, Abbacinante di
Mircea Cartarescu, Mammifero Italiano, di Manganelli e quest'ultimo).
actarus
Un impulso, si. Perché la riflessione m'avrebbe fatto desistere. Per fortuna ogni tanto mi lascio andare.

Actarus di Claudio Morici è fra le altre cose, uno spasso, e l
a sua scrittura non si può certo definirla classica. Distruggi il male, vai!
La storia è quella di Actarus, pilota  a puntate dell'Istituto, ultimo baluardo della terra nella difesa dai cattivi di Vega.
Actarus vive di Peroni e di poco altro. Fra un combattimento e l'altro vegeta oppure esce con l'unico amico, Alcor, detto Alcol, che preoccupato per il numero di Peroni che il nostro eroe riesce a buttar giù, gli impartisce l'insegnamento che viene dall'esperienza di un ex-alcolista pluri-omicida.
Actarus non chatta.
Il suo passato da adolescente nel pianeta natale, Fleed, gli ricorda che esiste un altro modo di vivere.

Ho detto che questo libro, fra le altre cose, è uno spasso. Beh, "le altre cose" sono una fotografia impietosa e perfettamente a fuoco della nostra società, della follia in cui siamo immersi e di cui siamo complici, di questo mondo di plastica con finestre fittizie che si affacciano su altrettante bugie.
Nel mondo di Actarus non si deve fare il minimo sforzo per riconoscere il nostro.
Sorge spontaneo il sorriso che si affaccia quando riconosciamo noi stessi in qualcosa di estraneo. Un sorriso che si ghiaccia non appena realizziamo quali sono le ragioni di questo riconoscerci.
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venerdì, 13 aprile 2007

Abbiamo appena saputo che stasera alle "Invasioni barbariche" riproporranno l'intervista/incontro con Amélie Nothomb. Per i più appassionati e per chi se la fosse persa la prima volta...

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venerdì, 13 aprile 2007

...a Kurt Vonnegut. Lo conosco poco e da poco tempo, ma da autentico colpo di fulmine mi sorprende per il suo coraggio, mi fa ridere e piangere insieme, e mi dispiace sempre un po' dirgli arrivederci, figuriamoci addio. Mi consola sapere che devo ancora leggere alcuni dei suoi libri. k.


Come dunque affrontammo questa farsa/ Che l'uomo, e Dio, volevano già persa?/ Tranquilli e arditi,/ In un gioco di cui i nostri sogni/ Ritessero gli orditi. (Kurt Vonnegut, da Comica finale)

postato da: redazionevoland alle ore 14:07 | Permalink | commenti (1)
categoria:autori
mercoledì, 11 aprile 2007

avevo preparato un bel post con qualche libro letto durente le vacanze pasquali, mi sono regalata quattro giorni di campagna, rose sul terrazzo e qualche lettura, ma poi la tristezza della partita della Roma, ieri sera, mi ha messo di pessimo umore.

Sì, lo so, un editore vero magari non vede le partite, a maggior ragione un'editora, ma la Roma è una fede (quanti lettori laziali mi starò perdendo, in questo momento?). E come è noto al cuor non si comanda. E vederli lì, spaesati, scoordinati, persi, i nostri giocatori, con le facce sorridenti dei ragazzoni del Manchester a fare da controcanto, mi ha davvero rovinato l'umore.

Qui in redazione solo Manuela mi capisce. Lei suggerisce l'immagine dei piccioni entrati per sbaglio in una stanza, che non sapevano bene da che parte andare. Se qualcuno ha immagini con cui commentare, in questo post non si parla di cose intellettuali ma di campo verde.  Chissà cosa passava nella mente di Doni dopo il quinto goal?

d.

postato da: redazionevoland alle ore 11:09 | Permalink | commenti (5)
categoria:fuori tema
domenica, 01 aprile 2007

dopo aver passato il sabato a leggere sulla stampa nazionale recensioni di cui non me ne frega quasi niente, penso che potremmo dedicare una sezione di questo blog alle letture di molti di noi, ai libri che ci sono o non ci sono piaciuti, a quelli che ci incuriosiscono e che vorremmo leggere, e magari qualcuno ha già letto e ci dice un parere. Lo so, detto da un'editora può suonare sospetto, ma io prometto di non recensire i miei libri e se qualcuno mai li recensisse di pubblicare anche le recensioni eventualmente negative.

Tecnicamente non so come si possa fare, qualcuno mi suggerisca come aprire una sezione di questo blog denominata Recensioni in cui possano scrivere anche persone esterne, magari non è complicato, ma come sapete sono poco tecnologica.

Intanto vi dico i libri letti ultimamente:

Raymond Queneau, Gli ultimi giorni, Newton, 2007, euro 6,00.  Libro bellissimo, divertente e affascinante non solo per chi ama Parigi. A prima vista sembrano racconti separati ma tutto si incastra, tutto si dipana, le storie si intrecciano attorno al café Soufflet e ai suoi frequentatori. Un piacere sottile, che avrei voluto durasse più a lungo.

Fred Vargas, Nei boschi eterni, Einaudi Stile Libero, 2007, euro 15,80. L'ultimo libro della Vargas, il suo capolavoro recita la fascetta. E in effetti è piuttosto bello. Anche se non ho ancora capito cosa mi appassiona delle sue storie, sempre piuttosto improbabili. Qui poi c'è un episodio che ha come protagonista un gatto (non ve lo racconto, naturalmente, di giallo si tratta) altamente inverosimile. Eppure... eppure. Sarà davvero che riesce a dar voce all'inquietante lato oscuro che è in ognuno di noi? Caratteri ben delineati, buona suspence. Ma c'è qualcosa di più, che mi sfugge e che per questo mi appassiona. E voi, che ne pensate?

J.M. Coetzee, Il maestro di Pietroburgo,  Einaudi 2006, euro 10,50. Potevo forse farmi sfuggire un romanzo ambientato a Pietroburgo, e che ha come protagonista Dostoevskij? Ma purtroppo è noioso, un po' troppo ossessivo e francamente un po' deludente.

Massimo Mongai La memoria di Ras Tafari Diredawa, Robin 2006, euro 9,00. Un giallo ambientato a Roma, alla Garbatella. Molto piacevole, molto informato, ambientazione e personaggi insoliti.

E, per ultimo, Georges Simenon, Il piccolo libraio di Archangelsk, Adelphi 2007, euro 16,00. Qui si è scatenata una feroce discussione fras me e il mio amato. A lui non è piaciuto, l'ha trovato noioso e ripetitivo, sempre la solita provincia francese di Simenon, i soliti piccoli personaggi senza storia, quando non c'è il commissario Maigret. Io invece l'ho trovato molto bello, malinconico, e quelli che al mio amato sono sembrati difetti, a me sono sembrati pregi: l'angoscia della provincia, l'ostilità per il diverso, per lo straniero, la chiusura, la claustrofobia di certe pagine. E sì che aveva tutte le possibilità per non piacermi, visto che la parte russa (il protagonista è un ebreo russo, venuto via dal suo paese da bambino) è approssimativa, persino i nomi sono improbabili. Ma mi ha lasciato addosso un senso di disagio e un'inquietudine che sono poi quello che io chiedo a un libro.

E voi?

d.

postato da: redazionevoland alle ore 18:41 | Permalink | commenti (13)
categoria:vita di redazione