giovedì, 29 marzo 2007

Nonostante le mail, le telefonate di amici e conoscenti allarmati, ("Amélie ti ha abbandonata?") ho deciso di soprassedere e non raccontare tutta la storia di un libro per bambini,  molto carino, "Brillant comme une casserole",  che gira su internet dal 1999 se non sbaglio, anno in cui la Nothomb lo pubblicò per la prima volta a Bruxelles. Da internet mi viene segnalato da uno dei soci (Alberto) che mi chiede: perché non lo compri? Io dico, più o meno, Ma noi non facciamo libri per bambini... (Se avessi saputo di darvi tante preoccupazioni, lo compravo).

Cerca di comprarlo la Robin, con cui abbiamo pubblicato in coedizione l'unica pièce teatrale di Amélie, "Libri da ardere". Ma la cifra richiesta dall'editore belga è tale da non essere giustificata in alcun modo. Evidentemente per Einaudi la cifra non era così improponibile, e pur di mettere mano su un libro della Nothomb non badano a spese.

Vi sembro troppo acida? Giuro che non è per il libro ma per il fatto che una casa editrice grossa e "danarosa" come la Einaudi non si sia neanche presa la briga di dire "vogliamo condividere la spese per la venuta di Amélie in Italia?", ma abbia biecamente approfittato del fatto che lei venga sempre a febbraio per far uscire il libro. Signori si nasce. In qualche caso ci si diventa.

d.

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sabato, 24 marzo 2007

Non c'è nulla che  ispiri a scrivere un post come un sabato mattina passato in casa, dopo un paio di giorni di febbre assurda, fino a 39.

Si sfogliano i giornali degli ultimi giorni guardati troppo in fretta, sì, ci sarebbe questa polemica sulle librerie e le vendite di libri via internet, inaugurata da Francesco Merlo su "Repubblica" una decina di giorni fa, ripresa alla radio da "Fahrenheit" che ha dato la parola ai librai, e portata avanti ieri, venerdì, da Marcello Ciccaglione delle librerie Arion, che scrive per difendere le librerie indipendenti (sempre su "Repubblica").

Bizzarro, tutto questo scoprire l'acqua calda, e queste affermazioni generiche che puntualmente ritornano: "Si fanno troppi libri" "Ci sono troppe novità in libreria" "Su internet si trovano libri ormai spariti dalle librerie"... Ma se l'immagina, Merlo, una libreria che tenga tutti i titoli, di tutti gli editori, anche degli anni passati? Ma in che mondo vive? Nel nostro, i libri sono vecchi al massimo dopo 15 giorni. I miei magazzini mi stanno rimandando alcuni titoli usciti a fine 2006, vuol dire che sono rimasti  non più di 10 giorni in libreria, se ci sono mai arrivati...

Qualunque buona libreria un libro, se non ce l'ha, te lo ordina. Basta chiederlo, ed esigere che venga fatto, se qualche libraio pigro facesse resistenza.

Qualunque editore ormai, per piccolo che sia, ha il suo sito internet e vende on line. Nel caso Merlo non lo sapesse. E comunque i giornali sono parte integrante di questo perverso sistema, pompano e recensiscono solo libri-evento, magica parola, o libri di autori che fanno notizia: calciatori, comici, attori, o libri di amici giornalisti magari di testate concorrenti, che poi all'occasione ricambiano il favore. O libri di editori che fanno pagine di pubblicità. Libri che sono fatti per durare 15 giorni, al  massimo un mese, e sparire per sempre dalle nostre vite e dalla nostra memoria, per fortuna.

Questa "industra delle patacche" non è organizzata solo dagli editori o dai librai. Alla fin fine è organizzata da noi lettori, che acquistiamo unicamente libri sulla bocca di tutti, per moda, per pigrizia, per poterne parlare magari dicendo non mi è piaciuto affatto. Un brutto vestito, una brutta stoffa, un cattivo vino, un cattivo ristorante li riconosciamo e li evitiamo. Un brutto libro no, una storia banale, un aggettivo troppo usato no...

E poi basta anche con il concetto generico del "si pubblica troppo". CHI pubblica troppo? Lo vogliamo dire? Io, come la maggior parte dei piccoli editori, pubblico 15, al massimo 20 libri l'anno. Circa due al mese. Sono in genere libri di autori di cui ho già pubblicato altri libri, come José Ovejero, Moacyr Scliar, Pierre Magan, Brigitte Aubert, Alexandra David Néel. Se posso, evito di pibblicare un solo dibro di un autore. E credo in quello che diceva un amico: "un editore dovrebbe pubblicare solo i libri che riesce a leggere."

Mi è tornata la febbre.

d

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mercoledì, 21 marzo 2007
Oggi, si dice, è entrata la primavera. Ed è anche la giornata mondiale della poesia. La coincidenza mi solletica, e ho deciso di offrirvi dunque una poetica consolazione ai capricci atmosferici. La poesia si chiama appunto Primavera, ed è di Boris Pasternak. La traduzione è di Angelo Maria Ripellino.

 

Primavera, io vengo dalla via dove il pioppo è stupito,

dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare,

dove l’aria è azzurra come il fagottino della biancheria

di colui che è dimesso dall’ospedale!

 

Dove la sera è vuota come un racconto interrotto,

lasciato da una stella senza continuazione

per rendere perplessi mille occhi tumultuosi,

insondabili e privi di espressione.

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giovedì, 15 marzo 2007

La nostra proverbiale generosità non si smentisce. Ecco l'anteprima dei tre libri che stanno per arrivare in libreria... abbiamo scelto tre sogni, sarà un caso?

 

Nessuno è mai riuscito a riportare nulla dal suo sogno. C’è una dogana invisibile all’uscita del sogno, dove tutto viene confiscato. Da piccolo mi sono accorto per la prima volta di questo sottile confine, dove stava di guardia Quella cosa. Lo chiamavo così, perché non avevo un nome per lui. Quella cosa mi perquisiva soprattutto all’uscita dal sogno e mi permetteva di svegliarmi solo quando era convinto che non avevo preso nulla con me. Mi capitava per giorni, anzi per notti di seguito di sognare la pasticceria di quartiere. Mi mettevo in fila e quando arrivava il mio turno ed ero di fronte alla pasticcera cominciavo preoccupato a frugarmi nelle tasche, e a ogni tasca l’orrore aumentava. Avevo di nuovo dimenticato i soldi. Erano da un’altra parte, nel giorno, nella tasca dei pantaloni che mi ero tolto prima di mettermi a dormire. Così del sogno rimaneva solo la vergogna e l’orrore. E il gusto delle paste che non riuscivo a mangiare. Una sera presi tutte le mie economie. Con i soldi del salvadanaio raggiungevano la rispettabile somma di 2 leva e 20 o 30 centesimi. Me li misi nella tasca del pigiama e andai. Mi addormentai. Penso che Quella cosa non mi abbia perquisito all’ingresso. Mi fermai davanti alla pasticcera stringendo i soldi nella tasca. Volevo stupirla riversando sul piattino un’intera manciata di centesimi, e contemplarla. Non so dove avessi sentito quella parola, ma la impiegavo testardamente nel senso di ‘sedurre’. Più monete spicciole avrei dato alla pasticcera, più a lungo l’avrei contemplata. Con quei soldi comprai alcune paste con una rosellina di burro in cima, dei babà, due bottiglie di bozà e una dozzina di caramelle Lakta. Non volli mangiarli subito. Li misi in una bustina e aspettati buono buono di svegliarmi. Al mattino sul mio letto non c’era nulla. Frugai nella tasca del pigiama. I soldi erano lì. La colpa di tutto era di Quella cosa al confine, che divora selvaggiamente i più bei ricordi dei sogni. Quella cosa che ho sentito chiamare Nessunricordodeisogni. Forse si chiama proprio così.

(da Romanzo naturale di Georgi Gospodinov, pp.54-55)

 

Mentre dormiva, quella stessa notte, un movimento ondulatorio nel letto la svegliò lentamente. Era buio e non riusciva a vedere, sentiva questo movimento come se qualcosa si stesse insinuando nel letto. Allungò il braccio sotto le coperte per sentire e toccò qualcosa, una specie di cappello, una testa. Un’ondata di paura, una tachicardia violenta. Strano modo di infilarsi nel letto, entrando dalla parte dei piedi.

Il movimento si era fermato. Maria protese ancora il braccio e toccò la faccia di un uomo. Si era fermato con la testa all’altezza delle sue cosce. Se ne stava abbarbicato in mezzo al letto sotto le coperte come se aspettasse un cenno.

Maria infilò la testa sotto le coperte e vide una strana figura, un uomo piccolo, vestito di rosso. Una specie di nano con le corna, piccole corna. Maria stava per avere un gesto di repulsione. Ma lo sguardo sofferente di lui, e quasi timoroso, le fecero tendere una mano sulla testa per accarezzarlo. Lui ha bisogno di me, pensò Maria, non importa che sia nano, lui è venuto qui da me.

Allungò anche l’altro braccio e afferrandolo per le ascelle cercò di tirarlo su, all’altezza del suo viso. Ma lui era pesante e non fece niente per agevolare quello spostamento. Non si mosse di un millimetro.

Forse è malato, paralizzato, pensò Maria.

Allora allungò ancora di più il braccio sinistro e con la mano cercò il suo membro nei pantaloni per masturbarlo. Lui se ne stava buono buono a farsi fare quello che voleva Maria, senza un fiato, con la testa reclinata sul materasso.

Maria aveva cominciato a eccitarsi, anzi era eccitatissima. Ma il membro, già grande in partenza, stava subendo una strana trasformazione. Si allargava in modo smisurato perdendo ogni sembianza di attributo sessuale. A un certo punto era diventato un cilindro di mezzo metro.

Maria non poteva più niente con le sue piccole mani. Dovette lasciare quell’ammasso di carne. Era delusa. La faccia del nano si mosse e le sue corna affondarono nel materasso.

 

Al mattino Maria era sconvolta. La visita notturna poteva avere mille significati. Ma la delusione finale non presagiva buoni risultati.

Per qualche tempo avrebbe diradato gli incontri con Victor.

Non raccontò a nessuno il sogno, avrebbe voluto dimenticarlo subito lei stessa, non voleva – ricordando – evocare quella presenza inquietante. Glielo aveva detto un medium, una volta, di non giocare a evocare il diavolo, perché il diavolo, quando lo evochi, appare sempre.

(da Ossidiana di Silvana Maja, pp. 225-227)

 

CARO DIARIO, mi sembra veramente incredibile! Stanotte ho fatto un sogno molto ‘appetitoso’, ho sognato che preparavo un piatto magnifico e, ovviamente, assolutamente originale.

Sarà un segno positivo (di crescita) o negativo (di follia)?

Appena in piedi, e senza perdere tempo per cercare di dare risposta a un interrogativo inquietante, sono corsa a comprare tutti gli ingredienti e ho preparato gli involtini di melanzane caramellate.

 

Involtini di melanzane caramellate 

In gradienti per sei persone

quattro melanzane di forma ‘allungata cilindrica’

quattrocento grammi di ricotta di pecora ben sgocciolata

sale e pepe di mulinello

la buccia grattugiata di un limone

qualche fogliolina di menta piperita

circa un cucchiaio di aceto balsamico

olio per friggere

 

Lavare le melanzane e tagliarle in fettine alte circa due/tre millimetri nel senso della lunghezza, ricavando almeno quattro fettine per ogni melanzana dopo aver scartato le due fettine esterne; friggerle in abbondante olio bollente e lasciarle cuocere fino a quando saranno dorate, metterle a scolare su carta assorbente per qualche ora, fino a quando non avranno rilasciato tutto l’olio assorbito durante la frittura.

Condire la ricotta con il sale, il pepe, la buccia del limone e la menta e lavorarle con un minipimer fino a quando avrà raggiunto una consistenza setosa.

Sulla estremità di ogni fettina di melanzana disporre un cucchiaino di ricotta e, molto delicatamente, arrotolare la melanzana per formare gli involtini.

Disporre gli involtini su un unico piatto da portata o su singoli piatti monoporzione e irrorarli con l’aceto balsamico.

Decorare con foglioline di menta e fiori di gelsomino.

(da Caro diario. Appunti di cucina in vacanza di Valeria Vocaturo, pp. 18-19)

 

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domenica, 11 marzo 2007

Tutto questo impacchettare libri, fare di corsa scatoloni e spedirli di furia, ha in ogni caso prodotto buoni risultati, a quanto pare: Diario di Rondine di Amélie Nothomb risulta 6° nella classifica dei libri di Narrativa straniera più venduti in Italia, secondo TuttoLibri di sabato 10 marzo. "Questa è la televisione, bellezza!" direbbe Bogart. Non male, per un romanzo uscito a novembre...

Una nota a margine. TuttoLibri indica i 10 titoli più venduti nelle seguenti sei categorie: Narrativa italiana. Narrativa straniera. Saggistica. Varia. Tascabili. Ragazzi. In tutto dunque  60 libri. Di questi, 21 sono Mondadori, 6 Einaudi, 4 Piemme (sempre gruppo Mondadori); 5 Feltrinelli, 5 Rizzoli; 2 Longanesi e 1 Guanda (stesso gruppo). Alcune altre case editrici sono presenti con 1 titolo ciascuna: Sellerio, Adelphi, Fazi, Laterza... Voland è di gran lunga  la più piccola. Non sarà una situazione un po' pericolosa? E' solo una mia paranoia, o a breve rischiamo di leggere solo cose che il denaro e la pubblicità  del più potente gruppo editoriale italiano ci impongono? Seguìto a ruota da gruppi appena meno potenti...

In ogni caso, per non sembrare faziosa e mossa dall'invidia, vi dirò che il libro più  bello letto nell'ultimo mese è certamente Everyman, di Philip Roth (Einaudi, 2007). Cupo e sublime, è un memento mori senza speranza, preannunciato dal nero totale della copertina. Angoscia della malattia e della morte cui non si sfugge, stemperata in pura maestrìa verbale. Grande.

d.

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categoria:vita di redazione
giovedì, 01 marzo 2007

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Nell'ordine: Corrado Accordino mentre legge un brano alla Feltrinelli; spettatori; ancora spettatori; Amélie insieme a Monica Capuani e Veronique Mangini

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giovedì, 01 marzo 2007

provati dalla giornata precedente, venerdì 23 partiamo da Torino la mattina (con molta calma) e arriviamo a Milano all’ora di pranzo. Tempo di mangiare qualcosa (anzi più di qualcosa, incluso il dessert) passiamo davanti al Duomo e poi via in hotel dove cominciano le interviste. Amélie risponde alle domande per la radio e la carta stampata. Subito dopo andiamo alla Feltrinelli di Piazza Piemonte per la presentazione, Che dire… un bagno di folla. Lettori e ammiratori di ogni genere ed età. Chi si sbracciava per fare una domanda, chi faceva continuamente foto con il telefonino, chi cercava di farsi largo, chi prendeva appunti, e tutti insieme ridevano alle risposte di Amélie. Credo che una volta tanto sia facile trovare un aggettivo per la presentazione, è stata “divertente”. Ho sentito molte persone avvicinarsi ad Amélie e ringraziarla perché si erano divertite. L’unico nostro nemico è stato il tempo, avere davanti una coda di centinaia di persone che aspettano per un autografo e sapere di dover scappare non è bello. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta, nessuno è rimasto deluso. Tranne l’autista di La7 che ci ha aspettati per più di mezz’ora in macchina, e il polso di Amélie che ha dovuto scrivere alla velocità della luce.  Mi ha colpito vedere un ragazzo che si fa fare un autografo sulla mano da Amélie e poi corre, con gli occhi lucidi, ad abbracciare una signora che neanche conosceva; vedere come per la gente fosse naturale raccontarle episodi personali della propria vita, le regalavano cd, tesi di laurea, maschere di carnevale, le mostravano tatuaggi... Come se parlassero con una di famiglia che non vedevano da tempo!

Quello che mi ha colpito di Amélie è la sua capacità di ascoltare sempre tutto, notare e rendersi conto delle cose prima degli altri: è sempre attenta e sembra ricordarsi di ogni attimo della giornata (anche se vede e parla con mille persone) ma soprattutto di ogni attimo della sua vita. Non credo ci sia stato un particolare dei luoghi in cui siamo stati e delle persone incontrate che lei non abbia incamerato. Vi lascio immaginare come mi sono sentita io che quando mi presentano una persona, dopo un minuto vado già in panico perché non mi ricordo il suo nome!!!

 

Del resto uno dei momenti più “inquietanti” a Le invasioni barbariche è stato quando Amélie ha detto che l’unica cosa che ha di speciale è la memoria perché si ricorda molto bene anche dei suoi primissimi anni di vita, e ha raccontato di quando a tre anni ha tentato di suicidarsi annegando... Il resto della trasmissione l’avete visto… dietro le quinte sono stati tutti molto carini e premurosi, un’organizzazione perfetta. Lasciamo gli studi televisivi e andiamo a cena, è molto tardi ma c’è sempre tempo per il solito dessert, una mattonella di cioccolato e crema per me e un dolce con tre strati diversi di cioccolato (fondente, al latte e bianco) per Amélie.

Ė faticoso e malinconico salutarsi.

manuela

 

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