La nostra proverbiale generosità non si smentisce. Ecco l'anteprima dei tre libri che stanno per arrivare in libreria... abbiamo scelto tre sogni, sarà un caso?
Nessuno è mai riuscito a riportare nulla dal suo sogno. C’è una dogana invisibile all’uscita del sogno, dove tutto viene confiscato. Da piccolo mi sono accorto per la prima volta di questo sottile confine, dove stava di guardia Quella cosa. Lo chiamavo così, perché non avevo un nome per lui. Quella cosa mi perquisiva soprattutto all’uscita dal sogno e mi permetteva di svegliarmi solo quando era convinto che non avevo preso nulla con me. Mi capitava per giorni, anzi per notti di seguito di sognare la pasticceria di quartiere. Mi mettevo in fila e quando arrivava il mio turno ed ero di fronte alla pasticcera cominciavo preoccupato a frugarmi nelle tasche, e a ogni tasca l’orrore aumentava. Avevo di nuovo dimenticato i soldi. Erano da un’altra parte, nel giorno, nella tasca dei pantaloni che mi ero tolto prima di mettermi a dormire. Così del sogno rimaneva solo la vergogna e l’orrore. E il gusto delle paste che non riuscivo a mangiare. Una sera presi tutte le mie economie. Con i soldi del salvadanaio raggiungevano la rispettabile somma di 2 leva e 20 o 30 centesimi. Me li misi nella tasca del pigiama e andai. Mi addormentai. Penso che Quella cosa non mi abbia perquisito all’ingresso. Mi fermai davanti alla pasticcera stringendo i soldi nella tasca. Volevo stupirla riversando sul piattino un’intera manciata di centesimi, e contemplarla. Non so dove avessi sentito quella parola, ma la impiegavo testardamente nel senso di ‘sedurre’. Più monete spicciole avrei dato alla pasticcera, più a lungo l’avrei contemplata. Con quei soldi comprai alcune paste con una rosellina di burro in cima, dei babà, due bottiglie di bozà e una dozzina di caramelle Lakta. Non volli mangiarli subito. Li misi in una bustina e aspettati buono buono di svegliarmi. Al mattino sul mio letto non c’era nulla. Frugai nella tasca del pigiama. I soldi erano lì. La colpa di tutto era di Quella cosa al confine, che divora selvaggiamente i più bei ricordi dei sogni. Quella cosa che ho sentito chiamare Nessunricordodeisogni. Forse si chiama proprio così.
(da Romanzo naturale di Georgi Gospodinov, pp.54-55)
Mentre dormiva, quella stessa notte, un movimento ondulatorio nel letto la svegliò lentamente. Era buio e non riusciva a vedere, sentiva questo movimento come se qualcosa si stesse insinuando nel letto. Allungò il braccio sotto le coperte per sentire e toccò qualcosa, una specie di cappello, una testa. Un’ondata di paura, una tachicardia violenta. Strano modo di infilarsi nel letto, entrando dalla parte dei piedi.
Il movimento si era fermato. Maria protese ancora il braccio e toccò la faccia di un uomo. Si era fermato con la testa all’altezza delle sue cosce. Se ne stava abbarbicato in mezzo al letto sotto le coperte come se aspettasse un cenno.
Maria infilò la testa sotto le coperte e vide una strana figura, un uomo piccolo, vestito di rosso. Una specie di nano con le corna, piccole corna. Maria stava per avere un gesto di repulsione. Ma lo sguardo sofferente di lui, e quasi timoroso, le fecero tendere una mano sulla testa per accarezzarlo. Lui ha bisogno di me, pensò Maria, non importa che sia nano, lui è venuto qui da me.
Allungò anche l’altro braccio e afferrandolo per le ascelle cercò di tirarlo su, all’altezza del suo viso. Ma lui era pesante e non fece niente per agevolare quello spostamento. Non si mosse di un millimetro.
Forse è malato, paralizzato, pensò Maria.
Allora allungò ancora di più il braccio sinistro e con la mano cercò il suo membro nei pantaloni per masturbarlo. Lui se ne stava buono buono a farsi fare quello che voleva Maria, senza un fiato, con la testa reclinata sul materasso.
Maria aveva cominciato a eccitarsi, anzi era eccitatissima. Ma il membro, già grande in partenza, stava subendo una strana trasformazione. Si allargava in modo smisurato perdendo ogni sembianza di attributo sessuale. A un certo punto era diventato un cilindro di mezzo metro.
Maria non poteva più niente con le sue piccole mani. Dovette lasciare quell’ammasso di carne. Era delusa. La faccia del nano si mosse e le sue corna affondarono nel materasso.
Al mattino Maria era sconvolta. La visita notturna poteva avere mille significati. Ma la delusione finale non presagiva buoni risultati.
Per qualche tempo avrebbe diradato gli incontri con Victor.
Non raccontò a nessuno il sogno, avrebbe voluto dimenticarlo subito lei stessa, non voleva – ricordando – evocare quella presenza inquietante. Glielo aveva detto un medium, una volta, di non giocare a evocare il diavolo, perché il diavolo, quando lo evochi, appare sempre.
(da Ossidiana di Silvana Maja, pp. 225-227)
CARO DIARIO, mi sembra veramente incredibile! Stanotte ho fatto un sogno molto ‘appetitoso’, ho sognato che preparavo un piatto magnifico e, ovviamente, assolutamente originale.
Sarà un segno positivo (di crescita) o negativo (di follia)?
Appena in piedi, e senza perdere tempo per cercare di dare risposta a un interrogativo inquietante, sono corsa a comprare tutti gli ingredienti e ho preparato gli involtini di melanzane caramellate.
Involtini di melanzane caramellate
In gradienti per sei persone
quattro melanzane di forma ‘allungata cilindrica’
quattrocento grammi di ricotta di pecora ben sgocciolata
sale e pepe di mulinello
la buccia grattugiata di un limone
qualche fogliolina di menta piperita
circa un cucchiaio di aceto balsamico
olio per friggere
Lavare le melanzane e tagliarle in fettine alte circa due/tre millimetri nel senso della lunghezza, ricavando almeno quattro fettine per ogni melanzana dopo aver scartato le due fettine esterne; friggerle in abbondante olio bollente e lasciarle cuocere fino a quando saranno dorate, metterle a scolare su carta assorbente per qualche ora, fino a quando non avranno rilasciato tutto l’olio assorbito durante la frittura.
Condire la ricotta con il sale, il pepe, la buccia del limone e la menta e lavorarle con un minipimer fino a quando avrà raggiunto una consistenza setosa.
Sulla estremità di ogni fettina di melanzana disporre un cucchiaino di ricotta e, molto delicatamente, arrotolare la melanzana per formare gli involtini.
Disporre gli involtini su un unico piatto da portata o su singoli piatti monoporzione e irrorarli con l’aceto balsamico.
Decorare con foglioline di menta e fiori di gelsomino.
(da Caro diario. Appunti di cucina in vacanza di Valeria Vocaturo, pp. 18-19)