E' da un po' che nessuna di noi scrive, mi sa che abbiamo perso il ritmo. In realtà siamo travolte, e quando dico "qualcuna dovrebbe scrivere qualcosa" cinque paia di occhioni si levano su di me e mi guardano come se fossi una schiavista. Forse in effetti lo sono. Immagino i commenti, appena esco dalla porta: "Ma che altro vuole da noi, non se ne può più..." In ogni caso:
- sta per uscire l'ultimo libro di Amélie Nothomb, "Diario di Rondine" e questo francamente ci occupa sempre a tempo pieno. Strano, inquietante, l'autrice stessa lo definisce "una storia un po' punk". Certo che a lavorarci ti rendi conto delle infinite sottigliezze, dei nessi, della densità delle citazioni palesi e nascoste. Per le due/tre cose che le abbiamo chiesto di spiegarci, abbiamo ricevuto da Amélie risposte tipo: allusione a un poema molto noto di Nerval, "El desdischado" o il Cid Campeador o cose così. Saranno note al paese suo, io sono sempre alquanto in difficoltà, ma insomma, ormai ci siamo tutte abituate alla sua lievità solo apparente.
- sono cominciati ad arrivare i libri che avevo chiesto a Francoforte. Maree di libri, in ogni lingua possibile. Forse ho di nuovo sopravvalutato le forze della readazione. In compenso i libri che avevamo esposto allo stand (e di cui potete ammirare foto nel blog) non sono ancora tornati indietro, il corriere se li starà leggendo tutti, immagino. Peccato che negli scatoloni ci fossero anche cataloghi e materiale vario ma insomma, tutto fa esperienza. L'anno prossimo cambieremo corriere.
- sono uscite due paginone su nostri autori sul Manifesto, per due giorni di seguito: un'intervista a Shishkin, con recensione di "Capelvenere", a firma Maria Teresa Carbone, e una su Ena Lucìa Portela a firma Francesca Lazzarato. Bellissime, emozionanti. Non dovrei abituarmici, credo.
- è in corso una storia assai spiacevole con un collega "piccolo editore indipendente" a proposito di un libro a cui tenevo molto. Ma non ho ancora voglia di parlarne.
- Amalia, la ragazza dell'amministrazione, ha avuto una bambina.
Non sembra proprio di vivere in una sit-com?